La Sindone è stata riprodotta. Un esperimento riuscito grazie ai linifici della Val Brembana
giugno 2021
Dopo oltre 60 anni di tentativi, il Linificio e Canapificio Nazionale di Villa d’Almè (BG) ha compiuto l’impresa di riprodurre un filato di lino fedele a quello che veniva realizzato 2.000 anni fa. La ricerca condotta in questi anni è stata recentemente applicata alla realizzazione di un tessuto il più simile possibile a quello della Sindone conservata a Torino. L’ambizioso progetto, seguito in tutte le sue fasi da Enrico Simonato, Segretario del Ciss, Centro Internazionale di Studi sulla Sindone, ha visto il suo traguardo finale nella primavera di quest’anno.
Dal seme alla cultura
La Sindone è il tessuto più studiato al mondo a partire dal 1898, dopo la celebre fotografia scattata quell’anno da Secondo Pia. Grazie al negativo fotografico, l’immagine umana impressa nel Sacro Lino era divenuta più comprensibile. È un lenzuolo molto antico, che ha sicuramente avvolto un cadavere con una serie di ferite che si possono collegare al racconto evangelico della crocifissione di Gesù di Nazaret. Le probabilità che si tratti di lui sono ragionevolmente alte.
Dal 1453 la Sindone è stata di proprietà dei Savoia, che nel 1578 la portarono da Chambéry a Torino; una scelta di cui fu «complice» il pellegrinaggio votivo voluto da san Carlo Borromeo dopo l’epidemia di peste che aveva colpito Milano, Bergamo e Brescia. È tuttora conservata nel Duomo di Torino, lasciata in eredità nel 1983 da Umberto II di Savoia al Papa.
Le ostensioni della Sindone sono poche, poiché il lino tende a ingiallire se esposto per troppo tempo alla luce. Ecco allora che la possibilità di fare copie su un supporto adeguato permette di soddisfare le aspirazioni di tanti fedeli.
Il progetto è stato realizzato grazie a una rete di eccellenze italiane del tessile coordinate dal Linificio e Canapificio Nazionale. L’obiettivo finale era la realizzazione di qualche copia della Sindone su tessuto di lino il più vicino possibile all’originale. Le difficoltà di realizzazione del progetto sono state essenzialmente due: l’individuazione di un seme di lino in grado di produrre un tessuto il più possibile simile a quello di 2.000 anni fa e l’utilizzo di tecniche di coltivazione, filatura e tessitura simili a quelle antiche. La semina del campo di lino e la tessitura sono state effettuate in Val Gandino (Bergamo), località della Val Seriana dove, a partire dall’aprile 2020, è cresciuto il primo campo coltivato a lino. L’iniziativa, che punta a ripristinare la coltura e la cultura del lino, evidenzia una vocazione al tessile che risale al 1200 e alla coltivazione del lino nel territorio tuttora rintracciabile in precisi «luoghi della storia».
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