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T. Montanari, La seconda ora d’arte
T. Montanari, La seconda ora d’arte

La seconda ora d’arte di T. Montanari

di Claudio Barbati

gennaio 2022

T. Montanari, La seconda ora d’arte, Einaudi, Torino 2019, pp. 214, euro 15.

Presentando tre anni fa il primo di questi lavori, Montanari citava impeccabilmente Paul Valéry: «Tutte le arti vivono di parole.

Ogni opera esige che le si risponda » .

Costruire questa risposta, scriveva nella premessa, è il lavoro cui è tenuto ogni giorno lo storico dell’arte. Ed è appunto il lavoro di Montanari, il quale insegna Storia dell’arte moderna all’Università per Stranieri di Siena, e da tempo si spende generosamente sui media (eccellente, ricordo, una sua indagine televisiva sulla vicenda di Caravaggio) allo scopo di divulgare le conoscenze relative e diffondere il gusto, anzi il fiuto per l’espressione artistica, qualunque essa sia, e quale che sia la forma in cui si presenta. Questi testi – attualmente Montanari ne compone uno alla settimana per il Venerdì di Repubblica – abbinati a pregevoli foto a colori, non sempre hanno per stimolo una tela, un quadro più o meno celebre oppure sconosciuto. Spesso occasionano da uno spicchio di paesaggio, da un graffito, da una gouache, da una statuina, da un imprevisto scorcio architettonico, da un elemento decorativo, da una veduta cittadina. Più che ponderati commenti d’autore, sembrano pagine di emozionato approfondimento, esercizi di bravura sulle corde dell’emozione estetica, senza limiti di genere o di congruità artigianale. Michelangelo, Raffaello, Tiziano, Correggio, Velazquez, Goya, ma anche Botticelli, Monet, Pelizza da Volpedo e Rothko per arrivare fino a Bansky, a un manifesto ingiallito, a un pezzo di balaustra. Ma tutto qui è diverso da tutto. Una spia indicativa occhieggia dai titoli delle diverse pagine, che suonano: L’agonia della laguna, Il paradiso dei ricchi, Le radici del nostro meticciato, La verità della Sindone, Il corpo ferito di Notre-Dame, La vita sobria di Palladio, Una storia di sguardi, Botticelli. ritratto di un migrante, A cosa servono gli Uffizi, Il gatto umano di Lorenzo Lotto, La felicità degli oggetti, Fotografare il tempo, Arte rom, cioè umana, L’araldica dell’amore e così via, a evidenziare l’ampia disparità delle occasioni e l’originalità dello sguardo.

Con questi libri Montanari ha il merito di stamparci nella memoria immagini d’arte – duecento per ciascun volume – su cui la nostra attenzione era scivolata via senza appigli, o che non erano mai penetrate con tale perentorietà nel nostro campo visivo. Da sagace compagno di strada, però, Montanari rifugge per istinto da ogni fibrillazione estetica a buon mercato. Preferisce, il nostro cortese Baedeker, svariare talvolta sull’elzeviro di ottima scrittura o, con uno strappo eversivo, sul contropelo politically uncorrect. E chi vuole intendere intenda.