La ricerca instancabile della bellezza. Cavalleri ad "Avvenire"
febbraio 2023 · Quaderno: Per Cesare Cavalleri
Roberto Righetto è stato caporedattore cultura di Avvenire dal 1988 al 2016, attualmente è coordinatore della rivista Vita e Pensiero. Ha conosciuto Cesare Cavalleri nel 1988 dando inizio a una lunga collaborazione. Nell’89 ha pubblicato con le edizioni Ares un fascicolo di Fogli dedicato al rapporto fra i cattolici e la Rivoluzione francese. Fra gli ultimi suoi libri, entrambi del 2020, Parole oltre. I libri che i cattolici devono leggere (Edizioni dell’Asino) e Venti maestri del secolo breve (Jaca Book).
Se c’era una cosa che mi accomunava a Cesare Cavalleri era l’amore per la cultura, la convinzione che la ricerca della bellezza, quella vera, è instancabile e, per noi cristiani, a 360 gradi, nella consapevolezza che lo Spirito si manifesta anche dove non è riconosciuto, come diceva san Tommaso d’Aquino. Durante la sua lunga direzione di Studi cattolici, e l’altrettanto lunga collaborazione sulle pagine culturali di Avvenire, spesso rimanevo sorpreso dalla sua apertura culturale, molto lontana dalla rigidità che alcuni gli attribuivano. Ricordo le inchieste che la rivista fece sul conformismo culturale che nei decenni scorsi ha dominato la cultura e l’editoria italiana, o quelle che facemmo noi di Agorà sull’egemonia culturale della sinistra. Argomenti condivisi e spesso rilanciati. Ancora, ricordo l’insofferenza che provavamo verso la marmellata spiritualistica che proponeva – e i tempi non sono cambiati molto – buona parte dell’editoria cattolica. Per noi cristiani la fede non va disgiunta dalla ragione, come Cesare stesso ripeteva e ha ribadito nell’ultima intervista a Francesco Ognibene su Avvenire. In cui ha avuto il coraggio di lanciare un messaggio a mio parere importante: «Leggere, leggere, leggere, non stancarsi di leggere. Scegliere letture che nutrono: se si cercano bene si trovano. In ogni libro c’è qualcosa di utile, quella frase che ti colpisce, che porta sulle vie del bene». In una società come la nostra che pare aver lasciato l’esperienza della lettura solo a un gruppo definito di ‘lettori forti’, si tratta di una sollecitazione molto importante. E se è vero che in un altro passaggio della stessa intervista Cavalleri rimarcava come non fosse vero che i cattolici non leggono e che anzi leggono più degli altri, è anche vero che nei tempi più recenti è emersa gravemente la mancanza di cultura del mondo cattolico italiano. Con Cesare mi è capitato di discuterne più volte, al telefono o nei nostri colloqui personali: per porsi come segno di contraddizione, come lo erano le prime comunità cristiane, occorre accettare due sfide: il primato della cultura – e la riscoperta dell’immenso patrimonio teologico del cristianesimo – e la consapevolezza che l’evangelizzazione oggi si svolge attraverso il bello e il buono. Entrambi pensavamo che ci sarebbe stato bisogno che la Chiesa italiana tutta si facesse promotrice di un’iniziativa di largo respiro per superare l’attuale grave stato di stagnazione della cultura cattolica: la cultura è svalutata e si fa coincidere l’impegno nel sociale solo con la carità. La fede cristiana non si esprime al di fuori della cultura (o delle culture) e c’è bisogno di un nuovo immaginario della fede che attragga i giovani. E senza cultura non è possibile. A questa operazione di riscoperta della cultura Cavalleri non era certo indifferente.
Studi cattolici per intero: 11 numeri l’anno, l’archivio online e il 20% su tutti i libri Ares. Abbonamento da 80 € l’anno, 29 € sotto i 26 anni.
Questo articolo prosegue nel fascicolo. Con l’abbonamento si legge per intero, insieme a tutti gli altri di Studi cattolici.





