La preghiera nella letteratura italiana, a cura di M. Ballarini, S. Brambilla, P. Frare, G. Langella
luglio/agosto 2025
M. Ballarini, S. Brambilla, P. Frare, G. Langella (a cura di), La preghiera nella letteratura italiana, IPL, Milano 2024, pp. 830, € 80.
La preghiera nella letteratura italiana, ampio volume curato da Ballarini, Brambilla, Frare e Langella è un’opera che segue il Dizionario biblico della letteratura italiana (pubblicato per lo stesso editore nel 2018), sempre curato dai medesimi studiosi. In questa rassegna dedicata alle diverse declinazioni della preghiera attraverso i secoli, le 80 voci – elaborate a loro volta da studiosi e accademici di grande prestigio – ripercorrono significati e modalità d’impiego della preghiera da parte degli autori più interessanti del panorama letterario italiano. Come chiarisce l’Introduzione, questo volume non è soltanto un’indagine sulla poesia in forma di preghiera, ma sul mondo della preghiera raccontato dagli scrittori italiani: quello che emerge è un grande mosaico in cui prosa e poesia, testi, registri, atteggiamenti del corpo e dell’anima risultano ugualmente necessari, consentendo al lettore di recuperare la dimensione peculiare della religione, ma anche valori umani trasversali e fondamentali, come il sentimento della propria precarietà nel mondo, della propria insufficienza di fronte ai drammi, personali e collettivi, dei limiti posti alla libertà del singolo, dell’ascolto e della comprensione dell’altro. E se alle origini della letteratura italiana l’affinità tra poesia e preghiera trova un’esemplare manifestazione proprio con il francescano Laudato si’, che è al contempo altissima preghiera e indiscussa origine della storia della nostra poesia, ben presto la poesia-preghiera viene affiancata da altre forme, in particolare dalla richiesta di perdono: non poteva essere altrimenti, considerando, ad esempio, la “doppia vita” di Guittone d’Arezzo, il quale dalla follia d’amore passa a un sempre più vivido desiderio di piena realizzazione spirituale. Il volume, poi, dopo aver doviziosamente esaminato le forme e i modi con cui il tema della preghiera viene trattato nelle Tre Corone del Trecento, passa in rassegna sistematicamente tutti i secoli, attraverso autori noti, ma per lo più non associati, nella communis opinio, al tema della preghiera (Lorenzo Valla, Lorenzo il Magnifico, Carlo Porta). Quando poi si giunge alla sezione più cospicua del volume, quella dedicata a Ottocento e Novecento, ecco che compaiono spunti particolarmente interessanti, quando non imprevisti: pensiamo alla presenza della preghiera nella poesia patriottica risorgimentale, o alla preghiera nel segreto di Italo Svevo, o alle declinazioni che il tema della preghiera assume nell’opera di Bacchelli. Per quanto riguarda, poi, il secondo Novecento, il panorama, al di là di alcuni giganti (Ungaretti, Montale, Caproni, Luzi), è tutto da scoprire: qui si spazia da Cristina Campo a Pier Paolo Pasolini, da Giuseppe Berto a Guido Morselli, e da Elena Bono a Margherita Guidacci. Questo spaccato cronologico non esaurisce certamente, come ammonisce nell’Introduzione Marco Ballarini, il tema della preghiera nella letteratura italiana: un’altra via percorribile, per esempio, potrebbe essere quella di seguire le varie preghiere a partire dal Padre Nostro presente nella letteratura italiana del Duecento (Rime dei memorabili bolognesi), sino al Novecento, con varianti più o meno significative; o la ripresa dei Salmi, il Miserere soprattutto, o la preghiera rivolta ai santi. Ma quello che preme ai curatori è evidenziare «come nella preghiera entri tutta la vita, oggetto primo e ultimo della letteratura: la vita materiale delle tribolazioni patite, che protesta con Dio o gli chiede aiuto o consolazione, quella morale della coscienza che si accusa e domanda perdono, quella spirituale dell’anima che contempla e rende grazie».





