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La Pandemia: un tempo propizio per immaginare il possibile

La Pandemia: un tempo propizio per immaginare il possibile

di Antonio Spadaro

dicembre 2021

In queste settimane in cui l’Europa sta vivendo una nuova fase di recrudescenza del Covid-19 (nella foto, il virus), che in alcuni Paesi, come l’Austria e l’Olanda, ha già imposto il ritorno a forme di lockdown, si rivela quanto mai opportuna e preziosa la lettura di un capitolo del nuovo libro di Antonio Spadaro, gesuita, teologo e saggista, direttore della rivista La Civiltà Cattolica, pubblicato dalle Edizioni Ares: Fiamma nella notte. Sette parole per immaginare il futuro (pp. 168, euro 14). Spadaro ripercorre vari interventi di Papa Francesco del 2020, nel pieno della prima ondata della pandemia, servendosi di sette metafore per indicare questa stessa e aspetti a essa connessi, tutte tese a sviscerare come tale crisi drammatica possa e debba divenire un «tempo propizio per trovare il coraggio di una nuova immaginazione del possibile, con il realismo che solo il Vangelo può offrici. Lo Spirito, che non si lascia rinchiudere né strumentalizzare con schemi, modalità e strutture fisse o caduche, ci propone di unirci al suo movimento capace di «fare nuove tutte le cose» (Ap 21, 5)». Questa prova può essere vissuta come l’opportunità di preparare il domani di tutti, senza scartare nessuno, poiché senza una visione d’insieme non ci sarà futuro per nessuno.

La prima pandemia globale dell’era digitale è arrivata all’improvviso. La corsa del mondo si è interrotta in una sospensione innaturale che ha fermato affari e abbracci. «Da settimane sembra che sia scesa la sera. Fitte tenebre si sono addensate sulle nostre piazze, strade e città; si sono impadronite delle nostre vite riempiendo tutto di un silenzio assordante e di un vuoto desolante, che paralizza ogni cosa al suo passaggio: si sente nell’aria, si avverte nei gesti, lo dicono gli sguardi. Ci siamo trovati impauriti e smarriti».

Così Papa Francesco ha dipinto una situazione senza precedenti. Sono le parole che ha pronunciato il 27 marzo 2020, in una piazza San Pietro completamente vuota, luogo di un’adorazione eucaristica e di una benedizione Urbi et Orbi accompagnate solamente dal suono delle campane, misto a quello delle ambulanze: il sacro e il dolore. Ma il Papa ha anche detto che proprio questo tempo segnato dalla crisi legata alla pandemia da Covid-19, è un «tempo propizio per trovare il coraggio di una nuova immaginazione del possibile, con il realismo che solo il Vangelo può offrirci»1.

Dunque: le fitte tenebre ci fanno trovare il coraggio dell’immaginazione. Com’è stato possibile lanciare un messaggio simile in un momento di depressione e di paura? Noi siamo abituati al probabile, a quello che le nostre menti suppongono che, statisticamente parlando, possa accadere. Invece, spesso ci manca la visione del possibile, che a volte viene confinato nel mondo dell’utopia. Non siamo abituati ad abitare nella possibilità, come invece recita un verso di Emily Dickinson: I dwell in possibility. Abbiamo allora bisogno di un «realismo» che rompa «schemi, modalità e strutture fisse o caduche» e ci apra a immaginare un mondo diverso: «fare nuove tutte le cose», come dice l’Apocalisse. «Saremo disposti a cambiare gli stili di vita?», ci chiede il Papa.

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