Numero 788 · ottobre 2026 AccediAbbonarsi
Massimo De Angelis, La libertà. Dopo l’eclissi progressista e l’avvento delle IA
Massimo De Angelis, La libertà. Dopo l’eclissi progressista e l’avvento delle IA

La libertà. Dopo l’eclissi progressista e l’avvento delle IA, a cura di Massimo De Angelis

di Giuseppe Brienza

settembre 2026

Massimo De Angelis (a cura di), La libertà. Dopo l’eclissi progressista e l’avvento delle IA, Rubbettino Editore, Soveria Mannelli (CZ) 2026, pp. 208, € 16

Questo libro presenta la riflessione sul tema della libertà nel XXI secolo di un gruppo di intellettuali, quasi tutti di orientamento liberale e/o d’ispirazione cattolica, che condividono la visione della profonda crisi che sta vivendo il sistema politico occidentale.

Dal saggio introduttivo dello stesso curatore del volume Massimo De Angelis ( Individuo e comunità. Stato di diritto e democrazia sovrana ) a quelli – fra gli altri – firmati da Lorenzo Ornaghi ( Democrazia dei moderni e democrazia di noi contemporanei ), Sergio Belardinelli ( Che cosa dopo l’epoca progressista? ), Marco Invernizzi, Dopo il progressismo: la prospettiva conservatrice ), Raimondo Cubeddu ( Conoscenza, religione, educazione: chi sono i nuovi nemici della libertà ) e Pierpaolo Donati ( Una antropologia relazionale per la società dell’AI ), emerge la visione condivisa di una crisi dell’Occidente che è anzitutto di carattere culturale e solo di conseguenza e in seconda battuta di ordine sociale e istituzionale. Una crisi derivante dalla torsione sempre più progressista del liberalismo e sfociata nel pensiero relativista e woke, entrambi ormai ampiamente diffusi non solo nelle università ma anche nei mass media di tutti i Paesi occidentali.

Si tratta di un progressismo ideologico che si combina e si alimenta reciprocamente con la grande innovazione tecnologica che sta caratterizzando questi ultimi decenni spingendo per la sua continua e totalitaria intronizzazione in tutte le esistenze individuali e collettive. Tale innovazione in sé non è ovviamente negativa ma, facendosi ideologica e compulsiva, diventa giudizio negativo sul passato ma anche sulle persone e sulle comunità che quel passato incarnano. Finendo così per affermare un’idea non condivisa ma al contrario altamente divisiva di libertà. Come le sempre più radicali “guerre culturali”, che si manifestano nelle nostre società, dimostrano.

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