La nuova “normalità” sembra essere la non appartenenza ad alcuna confessione religiosa, vissuta come emancipazione dell’io dalla tradizione e da ogni vincolo normativo oggettivo. Significa che la fede non ha futuro? Per Leonardo Allodi, docente di Sociologia dei processi culturali all’Università di Bologna, è possibile che le epoche di crisi siano anche quelle del ritorno del “Mistico”, del “Dio nascosto”, di un “itinerarium” più faticoso, ma non meno promettente. In questo studio esamina i tre momenti attraversati dal processo di secolarizzazione dal secondo dopoguerra – teoria della sua irreversibilità, della “società post-secolare” e di un “esasperato antropocentrismo” che distrugge l’umanesimo – e rileva come alla progressiva “scristianizzazione” dell’Europa si contrapponga il fiorire del cristianesimo nel Sud del mondo, che non ha smarrito il rapporto con la tradizione “pre-secolare”, con un concetto normativo di natura umana. La conclusione è che la religione è sì una dimensione dell’essere umano, ma la si può perdere; per evitare ciò la Chiesa deve riprendere la sua funzione non di adeguarsi al mondo, ma di contestarlo (nella foto, la copertina dell’edizione italiana del saggio di Spaemann e Joas da cui Allodi, che ne è il curatore, prende le mosse in questo studio).
Confrontandosi con Robert Spaemann sul “futuro della fede” in Europa, Hans Joas, sociologo tedesco non meno noto del suo interlocutore, si sofferma su quella che oggi può essere definita “normalizzazione della non credenza”1. Nell’ex Germania orientale, ricorda Joas, alla domanda sulla propria confessione religiosa, spesso si risponde così: «Ma io sono normale». La nuova “normalità” sembra dunque essere la non appartenenza ad alcuna confessione religiosa, vissuta come emancipazione dell’io dal passato, dalla tradizione, da ogni vincolo normativo oggettivo. Qualcosa che anche Joas, cattolico tedesco decisamente liberal, trova scioccante, per quanto oggi si tratti di un innegabile “dato di fatto”2. Questa “normalizzazione della non credenza” è il futuro ormai prossimo di larghi strati della popolazione europea, e non solo di coloro che provengono da settant’anni di ateismo di Stato? Un futuro già inscritto in un presente di cui non tutti sono pienamente consapevoli?
Proprio il timore di dover constare un giorno un simile, diffuso “dato di fatto”, ha spinto Robert Spaemann a considerare il concetto di “fede come opzione” (concetto oggi molto diffuso nelle scienze sociali: si pensi in particolare a C. Taylor e al suo ponderoso A Secular Age, del 20073), come un concetto non felice. L’idea di “opzione” nasconde un pericolo. Lo stesso pericolo che si corre ogni volta che parliamo genericamente di “valori”, della funzione della “fede in Dio”, anziché di Dio, anziché di bene e male, anziché degli atti di cui vive un’autentica esperienza religiosa: ascoltare, pregare, adorare, chiedere, ringraziare, avere cura del rito e del culto, amare concretamente il Signore. Per il modo in cui i cristiani si comprendono, la fede non è un’opzione, ma piuttosto un appello, dice Spaemann, proprio come ci ricordano le parole di Gesù: «Non voi avete scelto me, ma io ho scelto voi»4. Per Spaemann l’affievolimento della fede in Europa è innegabile. E il problema è allora come i cristiani possano spiegarsi questo:
Nel Vangelo vi è un passo in cui Gesù dice ai suoi discepoli che la sua carne e il suo sangue diventano il nutrimento per gli uomini. (Gv 6, 5 ss.). E aggiunge: in questo momento gli uomini si sono allontanati. Prima lo seguivano a schiere. Ma poi dicono: ora basta! Allora Gesù si rivolge ai suoi apostoli. Egli non dice: correte da loro e spiegate che hanno interpretato tutto questo in modo troppo letterale. No, dice soltanto: anche voi volete andarvene? Solo questo. Molti abbandonano la sequela di Gesù, perché vengono posti davanti a qualcosa che considerano al di là di ogni plausibilità. Io trovo che questa pericope venga in soccorso al nostro dialogo, per cui dobbiamo chiederci: che cosa possiamo apprendere da ciò?5
Studi cattolici per intero: 11 numeri l’anno, l’archivio online e il 20% su tutti i libri Ares. Abbonamento da 80 € l’anno, 29 € sotto i 26 anni.
Questo articolo prosegue nel fascicolo. Con l’abbonamento si legge per intero, insieme a tutti gli altri di Studi cattolici.





