Da quando le due Camere del Parlamento hanno dato il via ai trentadue milioni di aborti praticati finora in Italia, Senato e Camera sono diventati anche laboratori di fabbrica dei «diritti» che occorrono per trasformare l’etica famigliare, pubblica e privata secondo i diritti (leggi i «desideri» individuali) e del tutto egoistici e personalistici. I parti diventano aborti, le convivenze matrimoni validi per le persone dello stesso sesso, gli sportelli dell’anagrafe per legalizzate le nascite artificiali, le morti in cerimonie eutanasiche e i suicidi assistiti in opere di carità laicale.
Si potrebbe proseguire, ma il lettore può farlo anche da solo e completarlo, perché su queste basi si possono anche fondare i grandi eventi che toccano la vita su una base culturale diversa: per esempio i segnali della fine del mondo. Un esempio è quello della magnifica statua bronzea ed equestre dell’imperatore Marco Aurelio che da Roma e dal Campidoglio governava su un impero e ora da un cavallo finto domina una piazza, sia pure disegnata da Michelangelo. Oggi l’imperatore sembra dominare soltanto quest’ultimo e invece non sono pochi i romani che lo guardano con attenzione. Vogliono vedere se dal bronzo sgorgano alcuni effetti luminosi che sembrano d’oro. In realtà quei riflessi sono soltanto effetti del sole e l’imperatore si chiamava Aurelio e questo nome diventava facilmente «Aureo» con le sue facili conseguenze. Nel 2006 un giornale alla ricerca di notizie a effetto annunciò che «nel 2012, il 22 dicembre Roma verrà distrutta», ma prima in piazza San Pietro al posto di una delle due fontane ci sarà «una enorme tinozza piena di sangue in cui i romani immergeranno drappi poi esposti nelle strade». Tutto questo sembra che debba essere seguito dalla fine di tutto il mondo previsto in ottanta date.
Storie di sorelle
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