È appena uscito in libreria La disciplina di Penelope, il più recente romanzo di Gianrico Carofiglio (Bari 1961) ex magistrato e scrittore specializzato in legal thriller. Tra i suoi libri più noti, la serie legata alle indagini del Maresciallo dei Carabinieri Pietro Fenoglio e quelle dell’avvocato Guido Guerrieri.
La misura del tempo (Einaudi 2019) è stato finalista al Premio Strega 2020.
Per la prima volta fuori della sua Bari, l’io narrante di Gianrico Carofiglio muta di genere nel suo ultimo libro, dismettendo i classici alter ego dell’avvocato Guerrieri e del commissario Fenoglio per assumere l’identità di una ex-Pm, Penelope Spada, coinvolta nell’indagine su un delitto milanese già archiviato, che lei saprà ricondurre abilmente in porto. E tuttavia rilevo con disappunto che La disciplina di Penelope (Mondadori 2021) non è tra le cose migliori di Carofiglio, anzi. Gli nuoce la secchezza dell’esposizione, la prevedibilità del percorso, l’assenza di vere sottotrame, l’inconsistenza dello sfondo (Milano si riconosce appena dalle fermate della metro). Scorre veloce. Ma è un giallo Mondadori, appunto. Non l’ultima prova del maestro italiano del legal thriller.
Nel segno del “giallo”
Già magistrato e poi senatore Pd per alcuni anni, Carofiglio – oggi sessantenne – è tra i nostri scrittori quello che ci ha procurato nei trascorsi vent’anni le letture di svago sicuramente più pregiate. Basti ricordare gli esordi, fra 2002 e 2006, con titoli come Testimone inconsapevole (Sellerio), Ad occhi chiusi (Sellerio), Il passato è una terra straniera (Rizzoli), Ragionevoli dubbi (Sellerio). Il calore e la forza dello scrittore si fondevano, in quei romanzi, con una consumata conoscenza di leggi e procedure penali e con una sincerissima passione per la giustizia, la coerenza dell’indagine, l’argomentare esatto e forbito.
Poi, dopo aver reso un attestato d’amore alla propria città in forma di racconto (Né qui né altrove. Una notte a Bari, Laterza 2008), quasi per scaricare la piena dei suoi ricordi di magistrato, ma anche per saziare la richiesta di un pubblico non solo italiano cresciuto a dismisura, Carofiglio cominciò a produrre storie sempre più complesse e avvincenti e ad allineare titoli di grande successo. Che sono stati, nel filone dell’avvocato Guerrieri: Le perfezioni provvisorie, La regola dell’equilibrio, La misura del tempo (Sellerio 2010; Einaudi 2014, 2019); in quello del commissario Fenoglio: Una mutevole verità, L’estate fredda, La versione di Fenoglio (Einaudi 2014, 2019). E qui, fin nella suggestiva invenzione dei titoli, cominciava ad affacciarsi lo stigma della serialità.
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