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Israele e Palestina. La propaganda tra i giovani
Esteri · Il mondoSc 769

Israele e Palestina. La propaganda tra i giovani

di Roberto Rapaccini

marzo 2025

Il tema della propaganda nell’educazione dei giovani, sia palestinesi israeliani, è un argomento complesso e controverso, strettamente legato al conflitto israelo-palestinese e alla sua lunga storia. Entrambe le parti si accusano reciprocamente di promuovere una narrazione che, attraverso i media e il sistema educativo, alimenta pregiudizi, disinformazione e ostilità: la loro interpretazione della Storia, anche se con modalità diverse, è sempre unilaterale e contrapposta.

La propaganda antisraeliana

Nei testi scolastici palestinesi è ritenuta legittima la resistenza armata nei confronti di Israele, che viene rappresentato come una potenza occupante. I difensori del sistema educativo palestinese sottolineano che i testi riflettono la realtà di un popolo sotto occupazione, mentre la resistenza armata è uno strumento di autodeterminazione. La retorica ostile nei confronti di Israele trova il suo apice nella negazione della sua esistenza anche attraverso la sua assenza nelle mappe geografiche e politiche.

Tutta l’area dell’attuale Israele e dei territori palestinesi occupati (Cisgiordania e Striscia di Gaza) viene rappresentata come Palestina. Le città israeliane sono considerate parte della Palestina storica senza tener conto dell’attuale divisione politica. La rappresentazione geografica in cui Israele non appare è spesso utilizzata come pretesto per l’affermazione dei diritti territoriali palestinesi. Le autorità palestinesi sostengono che queste mappe riflettono la loro visione della Palestina storica e non devono essere necessariamente intese come un rifiuto esplicito della possibilità di una soluzione a due Stati.

Questo atteggiamento genera polemiche a livello internazionale, con accuse di negazione dell’esistenza di Israele. Nelle scuole palestinesi, inoltre, si celebrano, come eroi ed esempi da seguire, i martiri, cioè coloro che hanno perso la vita in atti di resistenza o in circostanze legate alla difesa dell’Islam, della comunità, o, più in generale, in contesti correlati al conflitto israelo-palestinese. Questo punto di vista per il fronte filoisraeliano integra un’apologia della violenza e un incoraggiamento al terrorismo.

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