Io fui sui monti come un irto fiore. Poesie di Antonia Pozzi commentate di Onorina Dino
novembre 2024
Onorina Dino, Io fui sui monti come un irto fiore. Poesie di Antonia Pozzi commentate, Àncora, Milano 2024, pp. 192, € 12.
Una decina di anni fa si è conclusa la stagione della ricostruzione testuale dell’opera di una delle voci più limpide della poesia italiana del XX secolo. Manca ancora un’edizione critica, ma le edizioni Àncora delle poesie, dell’epistolario e dei diari ci offrono ormai con certezza il testo completo e autentico.
Continua invece, e si ripeterà a ogni generazione di lettori, il processo di lettura e rilettura critica. Si può dire anzi che tale epoca per Antonia Pozzi sia ancora nella sua fase aurorale. Motivo in più per prestare attenzione al libro che ho tra le mani, in cui Onorina Dino analizza cinquantaquattro poesie di Pozzi. E, molto opportunamente, sceglie testi intensissimi ma non tra le poesie più note e citate.
Per i lettori appassionati di Antonia Pozzi, Dino non ha bisogno di presentazioni. Agli altri è utile sappiano che proprio a lei Lina Cavagna Sangiuliani di Gualdana, madre di Antonia, affidò le carte della figlia. Nacque così l’Archivio Pozzi, che Dino ha non solo conservato e messo a disposizione degli studiosi, ma anche notevolmente incrementato con altri materiali avuti in dono dalle più care amiche della poetessa. Materiali che hanno consentito di superare la capillare censura che Roberto Pozzi, padre di Antonia, aveva esercitato sui testi dopo la morte di lei. A lui resta il merito di averla fatta conoscere, unitamente al demerito di averne trasmesso l’immagine e l’opera in maniera parziale e talvolta distorta.
Dagli anni Ottanta Onorina Dino ha curato edizioni via via più complete e accurate dell’intero corpus, fino appunto alle edizioni “definitive” delle poesie (Parole, 2015), dell’epistolario (Ti scrivo dal mio vecchio tavolo, 2014) e dei diari e altri scritti (Mi sento in un destino, 2018).
Si può con certezza affermare che non c’è persona al mondo, oggi, che meglio conosca le carte, l’opera poetica e la vita di questa affascinante poetessa. Una competenza testuale che emerge con chiarezza da queste letture critiche, impostate a partire da una stretta aderenza ai testi e da una corretta ricostruzione biografica.
Onorina Dino maneggia con sicurezza gli strumenti della critica letteraria, ma il suo modo di accostarsi al testo è principalmente empatico, di chi ha imparato a muoversi con delicatezza nel mistero di quel cuore.
Come accade ai classici, i testi poetici di Pozzi rivelano a successive letture nuovi strati di significato e nuove finezze stilistiche. Non mancheranno sorprese, anche per i frequentatori di queste liriche. Così Intemperie, che a un primo approccio potrebbe sembrare «un testo di dolce nostalgia» si rivela «una delle poesie più drammatiche di Antonia» (p. 150). O, ancora, Dino mostra l’attento lavoro stilistico di una lirica – Fuochi di Sant’Antonio – che a prima vista sembrerebbe tanto semplice. O il dramma della creazione poetica – ben evidenziato nel commento a Riflessi – che sempre l’accompagna, ma che «raramente si avverte quando si leggono le poesie di Antonia Pozzi, così aeree, così lievi o così dure, a volte» (p. 70).
Un aiuto importante per ogni lettore, che non dovrebbe mai scordare quanto Antonia scrisse all’amico Paolo Treves: «A volte mi sembra che l’unica possibilità di vita, per me, stia lì; l’unica possibilità morale, intendo; perché sarebbe uno sforzo di volontà continuo, lo sforzo più grande ch’io possa fare: vincere il peso inerte delle parole inanimate, farle vivere…».





