Numero 788 · ottobre 2026 AccediAbbonarsi
Jonathan Coe, Io e Mr Wilder
Jonathan Coe, Io e Mr Wilder

Io e Mr Wilder di Jonathan Coe

di Claudio Barbati

maggio 2021

Il ritorno di Coe

Jonathan Coe, Io e Mr Wilder, Feltrinelli, Milano 2020, pp. 236, euro 16,50.

Un coro di semi-meraviglia ha salutato quest’ultimo libro dell ’ inglese sessantenne Jonathan Coe, già autore di due cine-biografie (rispettivamente, Humphrey Bogart e James Stewart) e di una ventina di romanzi, apparsi in Italia per Feltrinelli. Non condivido il giubilo. Qui il racconto non riesce a imporsi un flusso, svalvola qua e là e si impantana, esitando tra il diario a braccio di una giovane greca che lavora come traduttrice per le esigenze del set e il ritratto comportamentista di un celeberrimo regista sulla via del tramonto.

Fedora (1978) – questo il set greco dove si ambienta la storia – infatti la penultima fatica di Billy Wilder, il maestro austro-ungherese di Viale del tramonto (1950), a Hollywood come scrittore e regista dal ’34, creatore di impagabili, indimenticate commedie come: Sabrina, Quando la moglie è in vacanza, A qualcuno piace caldo, L’appartamento, Irma la dolce, Prima pagina; ma anche di opere drammatiche, miliari per la storia del cinema, come La fiamma del peccato, Giorni perduti o Stalag 17 (1944-52).

La cultura cinematografica qui resta a margine, c’è appena il colore del set e il calore di certi fuoriset immancabilmente alcolici. Nonostante tutto, ed è strano, la figura di Wilder e dei suoi fedeli prestatori d’opera (primo fra tutti, l’inseparabile sceneggiatore I. A. L. Diamond) resistono in piedi, reggono abbastanza all’avanzare un po’ vacuo dell’esposizione. Invece gli interpreti del film: William Holden, Marthe Keller, Hildegarde Knef, José Ferrer, Henry Fonda, Michael York, restano addossati alle quinte, privi di caratterizzazione e di veri connotati narrativi. Forniscono materia di impressioni o aneddoti, che davvero non valgono a concentrare la luce del racconto sulla figura di Wilder. Peccato.