È un insolito Schifano quello esposto dal 28 febbraio al 17 aprile 2025 alla galleria BKV Fine Art di Milano (via Fontana, 16): attraverso 73 opere completamente inedite, la mostra Mario Schifano – Gianni Malabarba. Pittura e Poesia (a cura di Marco Meneguzzo e realizzata in collaborazione con l’Archivio Mario Schifano) racconta la storia di amicizia e di collaborazione che unì il poliedrico artista romano (1934-1998) al collezionista e poeta Gianni Malabarba (1921-1990).
I due si conobbero probabilmente nella galleria milanese di Giò Marconi e Malabarba, che già da tempo supportava e promuoveva diversi artisti contemporanei, affascinato da questo “Andy Warhol italiano” divenne suo collezionista, forse il maggiore. Dal carattere schivo e riservato, diversissimo sicuramente da quello di Schifano, il poeta-mecenate fu attratto – oltre che dalle evidenti qualità artistiche – da un punto di vista personale e psicologico: «È come se Malabarba avesse scelto il più difficile degli artisti, per “farlo proprio”», annota Meneguzzo. E anche in questo risiede il valore aggiunto della mostra: raccontare un certo tipo di atteggiamento di alcuni collezionisti d’arte contemporanea dell’epoca.
In altre parole – precisa il curatore – l’oggetto del desiderio del collezionista, almeno sino agli anni Ottanta avanzati, è quello di “possedere” non solo l’opera, ma anche l’artista. Il collezionismo di questo tipo apparteneva a un’élite che pensava convintamente – e a ragione – di non essere semplicemente l’utente finale del sistema dell’arte, ma di essere al contrario “in prima linea” a lottare – coi propri strumenti – per l’affermazione della nuova arte, in un ambiente sostanzialmente ostile.
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