Numero 788 · ottobre 2026 AccediAbbonarsi
Thibaud Lanfranchi, In nome del popolo romano? Storia del tribunato della plebe
Thibaud Lanfranchi, In nome del popolo romano? Storia del tribunato della plebe

In nome del popolo romano? Storia del tribunato della plebe di Thibaud Lanfranchi

di Silvia Stucchi

giugno 2024

Thibaud Lanfranchi, In nome del popolo romano? Storia del tribunato della plebe, Salerno Editrice, Roma, pp. 214, € 21.

Perché scrivere un libro sul tribunato della plebe, agli albori del XXI secolo? Thibaud Lanfranchi, docente di storia romana all’Università Toulouse-Jean Jaurès, fin dalla Premessa al volume, precisa che nonostante la produzione scientifica sul tema non si sia mai esaurita, a partire dallo Staastsrecht di Th. Mommsen, sino ai contributi più recenti, tuttavia, al momento non esiste un altro libro di sintesi sull’argomento.

Innegabilmente, il tribunato della plebe non ha mai perso la capacità di esercitare un grande potere di fascinazione sugli storici e gli studiosi del mondo antico: Ernst Badian addirittura lo definì “un mostro”, in quanto i tribuni incarnavano un sistema politico in cui, come aveva affermato Christian Meier, «ogni anno dieci diversi giovani avrebbero avuto il potere di paralizzare quasi per intero la vita della repubblica romana», e tuttavia non lo fecero mai.

Di fatto, il tribunato della plebe è una creazione molto originale, e tipicamente romana: infatti, tutte le antiche città-stato del bacino del Mediterraneo sono abbastanza simili sotto il profilo costituzionale, con magistrati, consiglio degli anziani e assemblea; ma una istituzione come il tribunato della plebe non si trova altrove. Benché i tribuni siano stati talvolta paragonati agli efori spartani, le due funzioni sono profondamente diverse. Inoltre, a partire dalla loro istituzione, tradizionalmente assegnata all’anno 494 a. C., in coincidenza con la prima secessione della plebe, i tribuni hanno avuto un ruolo sempre più importante, sino a essere cruciali nella storia politica e sociale di Roma: i Gracchi, Mario, Flaminio, Clodio, furono tutti tribuni della plebe, e questa magistratura ebbe enorme rilevanza nella loro carriera. Pertanto, parafrasando Polibio, chi potrebbe essere tanto indifferente da non sentire il desiderio di sapere come un’istituzione tanto originale abbia potuto nascere e mantenersi per tutto il corso della Repubblica? L’assunzione stessa da parte dei Cesari di questa carica, fin dalla fondazione del principato, è un ulteriore segno della sua estrema importanza, come lo fu anche, secondo quanto sottolinea Lanfranchi, il tentativo stesso, in tempi precedenti, di renderla poco appetibile: Silla, infatti, aveva previsto che colui che avesse rivestito il tribunato non potesse accedere ad altre cariche. Chiaro intento del provvedimento era rendere il tribunato una sorta di cul de sac istituzionale: ma si trattò soltanto di un tentativo isolato.

L’istituzione del tribunato si colloca all’inizio del V sec. a. C., un periodo fervido, insieme al secolo successivo, per la storia della Repubblica romana, denso di mutamenti e di fenomeni istituzionali ancora relativamente poco studiati; come per il passaggio dalla monarchia alla Repubblica, le fonti stesse pongono molti problemi. Per quanto attiene al conflitto fra gli ordini, esso trae origine dalla volontà dei plebei di rompere il monopolio patrizio del potere e di ottenere un accesso paritario alle cariche politiche. E proprio grazie a queste rivendicazioni, è possibile affermare che si trattò di un periodo particolarmente ricco e vivace in termini di invenzione politica, un periodo per cui Lanfranchi usa la definizione, assai icastica, di «bricolage costituzionale». Claudia Moatti, invece, nel 2018 ha proposto di chiamare alteronomia quella che definisce «l’attitudine all’immaginazione politica, all’alterità così come all’alterazione, ai divari tra concezioni e pratiche». E tale alteronomia è appunto una componente strutturante della società e della vita politica romana, che avrebbe sempre saputo dare spazio a questo concetto, sino al I secolo a. C, con il definitivo tramonto della Repubblica. Ed è proprio con una sezione intitolata Augusto e i tribuni della plebe (p. 158 ss.) che si conclude la parte prettamente storica – ovvero riferita alla storia romana – del presente saggio. Non meno interessante e utile è però l’ultimo capitolo del saggio: Epilogo. Dal tribunato della plebe al tribunato del popolo (p. 166 ss.), dedicato alle letture che del tribunato della plebe diedero i secoli successivi a Roma antica, dal Medioevo sino alla radicalizzazione dell’idea tribunizia nel periodo della Rivoluzione francese.

E così il saggio di Lanfranchi permette di illuminare di nuova luce la storia di Roma, attraverso le vicende di coloro che in nome del popolo romano acquisirono un enorme potere.