In difesa dell’umano. La filosofia di Karol Wojtyla di Daniele Fazio
luglio/agosto 2022
Negare l’uomo
Daniele Fazio, In difesa dell’umano. La filosofia di Karol Wojtyla, D’Ettoris, Crotone 2021, pp. 260, euro 18,90.
. In tutti è rima sto profondamente impresso il magistero di san Giovanni Paolo II, penso, in particolare a molte Gmg e alla folla straripante che ne ha seguìto in Piazza San Pietro e dai mezzi di comunicazione l’agonia e la morte e che gli ha reso omaggio nell’aprile 2005. Meno noto è il suo pensiero filosofi co, da lui elaborato prima di diventare Papa; anche su di esso non sono mancati negli anni studi di rilievo, ma oggi, a diciassette anni dalla sua scomparsa, è opportuno porre nuovamente in evidenza l’attualità della sua riflessione antropologica e morale. È ciò che si propone il saggio di Daniele Fazio, dottore di ricerca in Metodologie delle Filosofia e docente di Filosofia e Storia nei licei.
La trattazione è divisa in tre capitoli, di cui il primo e il terzo sono i più originali rispetto alle pubblicazioni precedenti sull’argomento.
Il primo capitolo, infatti, ricostruisce le vie percorse nella costruzione del pensiero di Wojtyła a partire dalla sua biografia e dallo stretto legame con l’ambiente culturale e geostorico polacco. La Polonia, allora, nel panorama dell’Europa cristiana dell’Est rappresentava un unicum: tra tutte le nazioni sla ve era la più latina e tra le latine era una nazione slava. Inoltre, è stata lo scenario emblematico in cui in età contemporanea si è assistito alla negazione della dignità di un popolo e quindi della dignità della persona, dapprima a opera del nazismo e poi del comunismo.
Nel secondo capitolo Fazio delinea il metodo wojtyliano, la fenomenologia (nella declinazione realista del filosofo polacco Roman Ingarden) intrecciata al tomismo, che realizza l’incontro della filosofia della coscienza con quella dell’essere. Quest’ultimo si manifesta nel soggetto, pertanto le dimensioni della coscienza vanno fonda te su quelle dell’essere, altrimenti il rischio è quello di dissolvere – come in tante esperienze filosofiche della modernità – la persona stessa in stati di coscienza incapaci d’in fondere unità interiore all’uomo. Poi Fazio espone il nucleo fondamentale della filosofia di Wojtyła: la persona a partire dai suoi atti, conoscitivi, ma soprattutto volontari e morali, in cui l’uomo sente di essere causa delle proprie azioni e che esigono l’integrazione dei vari elementi inerenti la corporeità, la psiche, la coscienza e lo spirito, sino a giungere al riconoscimento di un “centro unificatore” costituito dalla trascendenza verticale, la dimensione metafisica, e da quella orizzontale, la partecipazione, che attraverso la comunione e la solidarietà fonda ogni comunità naturale e sociale di cui la persona è parte. Il culmine del discorso personali sta si raggiunge nell’analisi dell’amore, inteso come donazione di sé. Nell’amore sponsale si realizza pienamente la communio personarum: è la famiglia fondata sul matrimonio, luogo dell’origine della vita.
La persona è capace di conoscere la verità interiorizzandola tramite la coscienza, determinando così il valore pieno della libertà, che non viene ridotta a semplice libero arbitrio. Ogni essere umano è capace di accorgersi dei condizionamenti a cui è soggetto, ma allo stesso tempo può rendersi conto della propria libertà e delle responsabilità che si assume per le proprie azioni. In questo processo l’essere umano si riconosce come persona e ciò comporta, simmetricamente, il riconoscimento del suo prossimo come persona, soggiunge lo psichiatra Ermanno Pavesi nella prefazione. Il compimento di tale cammino, che compendia conoscenza e amore, sfocia nell’apertura a Dio, l’Amore stesso, con cui la persona umana è in una sorta di legame indissolubile, ribadito da papa Francesco: «La novità qualitativa implicata dal sorgere di un essere personale all’interno dell’universo materiale presuppone un’azione diretta di Dio, una peculiare chiama ta alla vita e alla relazione di un Tu a un altro tu» (Laudato si’, n. 81). Per Wojtyła l’uomo deve offrire al Creatore tutto il suo essere per guadagnare uno sguardo di amore e verità su sé stesso e sulle dinamiche della propria vita.
Nel terzo capitolo la filosofia wojtyliana è confrontata con il pensiero moderno, evidenziando come la prima si configuri quale pode rosa difesa dell’umano di fronte all’odierna “rivoluzione antropologica”, che Fazio intende quale sovvertimento della visione dell’uomo come persona teso a destabilizzar ne l’ordine interiore, facendo emergere il principio di piacere a guida dell’essere umano, e all’abolizione dell’uomo stesso: transumanesimo e post-umano, a partire da una considerazione materialista dell’uomo e da una visione positivista della tec noscienza, propongono un’immortalità intramondana al prezzo del la sostituzione dell’umanità con la nuova specie del cyborg. «La filosofia di Wojtyła si può configurare come risposta “postuma” [...] contro lo svilimento dell’essere personale dell’uomo a partire dal pieno valore conferito alla corporeità umana che vuol essere – in ottica transumana – sostituita dagli ingranaggi artificiali» (p. 236).
Tale deriva, che ha trovato un importante catalizzatore nella rivoluzione culturale e sessuale del Sessantotto, è l’esito ultimo del pro cesso di scristianizzazione dell’Occidente, che non ha solo investito la dimensione della fede – e per Wojtyła disperdere la visione di Dio come persona significa disperdere lo stesso essere personale dell’uomo – ma ha anche destrutturato la stessa ragione filosofica, così com’era sorta nella Grecia classica, provocando lo smarrimento del proprium dell’uomo nel nichilismo.
In questo scenario, nella filosofia di Wojtyła «riscontriamo la capacità, in nome di una rinnovata alleanza tra la ragione e la fede, di resistere al tentativo ultimo della negazione della dignità dell’uomo, ma oltre questo ravvisiamo soprattutto un orizzonte alternativo che disegna la bellezza dell’“origine” dell’essere umano, creato da Dio e redento da Cristo» (p. 23). È l’eredità culturale e spirituale di Wojtyła, che deve di venire compito da attuare, anche in maniera creativa.





