Il tramonto di Indiana Jones. L’ultima avventura del professore al cinema
settembre 2023
Nell’inquadratura finale del film Indiana Jones e l’ultima crociata (1989) l’eroe eponimo concludeva le sue gesta, insieme ai suoi compagni d’avventura, cavalcando verso il tramonto come in un vecchio western. Terminava così una delle più fortunate e riuscite saghe cinematografiche degli anni Ottanta e almeno per Steven Spielberg, che aveva diretto i tre film che la componevano, il discorso poteva dirsi chiuso. Quando alcuni anni dopo Harrison Ford, che ne era stato il protagonista, stuzzicò il regista sulla possibilità di girarne un quarto, Spielberg gli ricordò il significato metaforico di quella scena, ma la star obiettò che tutti gli spettatori avevano visto cavalcare Indiana Jones verso il tramonto e non verso un burrone. La battuta alludeva a una verità incontrovertibile: il personaggio era vivo. Lo era nella memoria dei suoi artefici ma soprattutto nel cuore di tanti spettatori che avrebbero amato rivederlo in azione. Cedendo alle ripetute richieste dell’attore e di George Lucas, che aveva creato il personaggio e ne era il patron commerciale, Spielberg si dichiarò disponibile a realizzare un nuovo episodio, purché se ne cavasse un racconto all’altezza dei precedenti. Per anni se ne parlò, si lavorò su alcune idee narrative, furono coinvolti diversi sceneggiatori famosi ma il film fu continuamente rimandato. Quando il web emetteva i primi vagiti, i fan speculavano su possibili trame inseguendo notizie flash su quotidiani e riviste specializzate e cercando indizi nei “quadri” dei videogiochi targati LucasArts (azienda di proprietà dello stesso George Lucas, che pubblicò due promettenti videogames in cui Indiana Jones indagava i miti di Atlantide e della Torre di Babele), mentre produttore, regista e interprete invecchiavano entrando nel nuovo secolo.
Battuto sul tempo dai vari La mummia (1999), Lara Croft: Tomb Raider (2001), Il mistero dei templari (2004) e Il codice Da Vinci (2006), che se non altro confermarono quanto gli spettatori gradissero ancora il mix tra avventura, archeologia e fantasy, arrivò finalmente nel 2008 Indiana Jones e il regno del teschio di cristallo, che generò però nei fan una delusione grande almeno quanto lo era stata la sua attesa. Per lo status di leggenda che nel frattempo aveva assunto – scrisse un critico impietosamente – a conti fatti l’ultimo Indiana Jones sarebbe stato degno di entrare nella storia del cinema se alla fine non si fosse più fatto. Diciannove anni di storia, e di storia del cinema (in entrambi i casi si era ormai in una nuova era), non erano passati invano e – come attestò un quotidiano inglese – nel frattempo “magic’s gone”, la magia era sparita. Come mai tanta attesa e perché tanta delusione? Forse perché a tornare sugli schermi non era un protagonista qualunque ma uno di quelli che ogni narratore spera di estrarre e intagliare dall’oceano illimitato dell’immaginazione. Un personaggio, per intenderci, capace di arricchire l’immaginario per sempre come Ulisse, Amleto, Peter Pan, e Il piccolo principe.
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