Numero 788 · ottobre 2026 AccediAbbonarsi
Luigi Negri (1941-1921)
Luigi Negri (1941-1921)
In Memoriam · Idee e storiaSc 757

Don Luigi Negri e il duro servizio della terra

di Massimo Camisasca

marzo 2024

Pubblichiamo l’omelia tenuta da mons. Massimo Camisasca, Vescovo emerito di Reggio Emilia e Guastalla, durante la santa messa in suffragio di mons. Luigi Negri, nell’anniversario della sua scomparsa (qui l’omelia di mons. Mario Delpini ai funerali). La celebrazione si è svolta sabato 3 febbraio 2024 presso la chiesa di Santa Maria degli Angeli e san Francesco, piazzale Diego Velasquez, 1 a Milano. Le Letture di riferimento sono: Gb 7, 1-4. 6-7; 1Cor 9, 16-19.22-23; Mc 1, 29-39.

Siamo agli inizi della vita pubblica di Gesù. Egli è ancora confinato in Galilea, nella sua terra, nella terra non dov’era nato, ma dove aveva vissuto grosso modo trent’anni, vicino al suo lago, dove aveva da poco chiamato quattro pescatori, Giacomo, Giovanni, Simone e Andrea, i primi quattro. Ed è già insieme a loro. Fin dall’inizio Gesù non vuole essere solo, vuole essere insieme ad altri. Anche se ha lasciato la sua casa di Nazaret e sua madre, però per un po’ di tempo abita nella casa di Simone e di Andrea, dove era viva ancora la madre della moglie di Simone e abitava con loro.

Come è bello vedere questi inizi. I suoi primi passi. Subito comincia assieme ad altri e comincia facendo due cose: predicando e guarendo. Predica: «uscito dalla sinagoga», dice subito all’inizio il Vangelo; lì aveva pregato e presumibilmente predicato; e poi, più avanti, il Vangelo dice che «andò per tutta la Galilea predicando nelle loro sinagoghe». Guarisce: all’inizio un miracolo piccolo, piccolo, guarisce dalla febbre la suocera di Simone; ma poi guarisce da tanti e tanti altri mali e, soprattutto, libera dal demonio coloro che erano assillati da lui.

La forza della preghiera

Passa il pomeriggio conversando con Giacomo, Giovanni, Simone e Andrea. E poi, verso sera, quando finalmente il sole cala e si può uscire, perché altrimenti fa troppo caldo, gli portano dalla città i malati da guarire. La sua fama, anche se siamo agli inizi, si era già diffusa e, soprattutto, il bisogno era tanto. Gente povera, gente malata, gente assediata da tanti incubi del passato, forse da tante illusioni, da tanti racconti, gente che spera in Gesù. Ed Egli non perde tempo ma poi arriva la notte e non ha finito di guarire. Ma per le persone di Galilea non c’è problema: prendono il mantello, se lo mettono attorno e stanno lì tutta la notte, sperando che Gesù torni, convinte che torni.

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