Il poeta nel cassetto. "Sintomi di un contesto"
di Bruno Nacci
febbraio 2023 · Quaderno: Per Cesare Cavalleri
Riproduciamo, leggermente ampliata, l’introduzione di Bruno Nacci al libro di Cesare Cavalleri, Sintomi di un contesto (Mimesis, Milano 2019), che ripercorre le linee di fondo della poesia di Cavalleri rimasta per lunghi anni “segreta”. Con Ares, Nacci ha pubblicato i saggi Destini. La fatalità del male (2020) e le pagine scelte di Giovanni Pascoli, Dante. Da Virgilio al Paradiso (2021). Alle pagine 51-52 alcune poesie estratte da Sintomi.
In uno dei suoi brillanti articoli (Avvenire, 25 ottobre 2017), tesi di volta in volta a presentare un libro o un autore nuovo o a ricordarne uno dimenticato, Cesare riconosceva la sua lunga ed estasiata fedeltà alla poesie di Raffaele Carrieri. E come spesso faceva, partendo da un fatto occasionale (aveva trovato su una bancarella una prima edizione del 1953), rievocava il poeta, volontario nell’impresa fiumana, dicendo che proprio un libro di Carrieri era il primo che aveva acquistato, sempre su una bancarella, non ancora diciottenne. Carrieri, con la sua leggerezza stralunata e incantata, lo aveva avviato, o meglio iniziato, alla poesia. E chiudeva quell’articolo citando una poesia a lui particolarmente cara, la stessa che, con voce flebile e come se provenisse da un mondo remoto ma miracolosamente presente, gli ho sentito recitare l’ultima volta che ci siamo visti, come il saluto del passeggero che dalla nave si sporge agitando la mano in segno di commiato e nella promessa di un arrivederci:
Blu turco, folletto d’oltremare / In altre contrade e carte / Chiamato pure turchese. / Batticuore del celeste / Che vuole essere verde / Laggiù, nel Golfo Persico. / Verde Nilo, verde Bisanzio / Oro verde del Serraglio. / Quanto spreco di blu turco / Dall’azzurro all’azzurrino: / Nelle isole del turchino / Tutti i verdi fanno turchese.
Le poesie di Cesare Cavalleri, Sintomi di un contesto, raccolte ora nella plaquette edita da Mimesis nella bella collana “A lume spento”, diretta da Luca Gallesi, sono state scritte tra la fine degli anni Cinquanta e l’inizio degli anni Sessanta. Si deve parlare di un esordio tardivo? O non piuttosto di una forma di procrastinata testimonianza di anni intensi e, allora, da decifrare? Il titolo farebbe pensare alla seconda ipotesi, e anche la breve introduzione che racconta di personaggi e circostanze di un mondo animato da idee e caratteri formidabili, di cui è giusto conservare umori e contraddizioni.
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