Il «Paradiso» è una storia d'amore
luglio/agosto 2021 · Quaderno: Per Dante: 1321-2021
Franco Nembrini, docente di Italiano nella scuola superiore, propone un’interpretazione del Paradiso che confuta molti dei luoghi comuni su di esso, a iniziare da quello che lo considera troppo astratto rispetto alla vita più ricca e più piena dell’Inferno. Lo scopo a cui Dante, nella Commedia, vuole accompagnare il lettore è poter vedere Dio più da vicino, mossi da un bisogno struggente del significato della vita. E più Dante si immerge nella visione di Dio, più comprende la vita terrena. E più Dante si immerge nella visione di Dio, più comprende la vita terrena. Contemplare l’Incarnazione è intuire la possibilità di essere lieti senza bisogno di censurare niente, nemmeno il male, il dolore e le contraddizioni del vivere. Tra gli scritti su Dante di cui Nembrini è autore spicca la Divina Commedia commentata e illustrata per Mondadori. Nel 2018, insieme a Gabriele Dell’Otto, con prefazione di Alessandro D’Avenia, è stato pubblicato l’Inferno, nel 2020 il Purgatorio, mentre il Paradiso è previsto per agosto 2021.
Diciamolo subito: il Paradiso è difficile. Ma è anche bello, incredibilmente bello. Delle tre cantiche della Divina Commedia, il Paradiso è insieme la più difficile e la più bella. Ed è naturale che sia così, perché così è la vita: è più difficile scalare una montagna che salirci in funivia, è più difficile vincere i mondiali di calcio che tirare quattro calci al pallone al campetto, è più difficile amare un uomo o una donna per una vita che cambiare a ogni vento che tira. Ma quanto è più bello arrivare in cima a una montagna con le proprie gambe, raccogliere i frutti di tanti durissimi allenamenti, guardarsi negli occhi dopo una vita passata a perdonarsi a vicenda… Gli esempi si potrebbero moltiplicare all’infinito, ma la legge è sempre la stessa: le cose più belle sono anche le più impegnative. E viceversa: le più impegnative sono le più belle. Le grandi imprese infatti richiedono impegno, pazienza, dedizione; ma regalano soddisfazioni che le cose facili non possono dare. E allora ci accingiamo all’ultimo passo del nostro cammino con Dante pieni di questo desiderio: affrontare la sfida impegnativa che ci lancia per poter godere di tutta la bellezza che offre. È lui stesso del resto ad avvertirci della difficoltà dell’impresa, nel monito che lancia al lettore all’inizio del canto II (Par., II 1-15):
O voi che siete in piccioletta barca,
desiderosi d’ascoltar, seguiti
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