Il mondo animale attraverso gli occhi dei poeti
luglio/agosto 2025
Il mondo animale da sempre affascina gli artisti: nei secoli gli hanno dedicato canzoni – dai Beatles con i loro numerosi riferimenti agli uccelli, un esempio su tutti Blackbird, a Lucio Corsi, definito il “cantastorie degli animali” per le sue canzoni ispirate al mondo naturale (due esempi: La lepre e La volpe) – e poi inni e preghiere – basti pensare al Cantico delle Creature di san Francesco d’Assisi o alla preghiera per gli animali di sant’Antonio Abate – fino all’arte pittorica, dove gli animali diventano depositari di una complessa simbologia – come nella Dama con l’ermellino, emblema di purezza, di Leonardo Da Vinci o nel Ragazzo morso da un ramarro di Caravaggio, simbolo del pericolo inaspettato.
Nel mondo della poesia sono numerosi gli esempi che fanno degli animali il loro punto focale. Penso – per molti sarà un ricordo di vecchi studi – alla rondine di Pascoli che nel X agosto tornava al suo tetto e all’uomo che tornava al suo nido, entrambi uccisi improvvisamente, lasciando l’una il nido nell’ombra e l’altro la casa romita dove li aspettavano invano. In molti avrete invece pensato a Montale, con i suoi porcospini, animali totemici che rappresentano il desiderio dell’uomo di socialità ma, allo stesso tempo, la sua chiusura difensiva per timore di ferirsi. Il “poeta della disperazione” racconta di questo animale sottolineandone gli aspetti più buffi e in A pianterreno rivela al lettore che «al porcospino piaceva la pasta al ragù».
È sicuramente un lavoro arduo fornire una descrizione esaustiva di tutti i poeti che hanno scritto pagine dedicate agli animali, ma questa impresa è affrontata dal poeta e scrittore parmense Giancarlo Baroni, classe 1953, con il saggio Il mio piccolo bestiario in versi (puntoacapo, 2025) che raccoglie e commenta rime, intuizioni e riferimenti a opere poetiche che fanno del mondo animale il proprio fulcro. Baroni realizza così un percorso che conduce i lettori, a cui si rivolge direttamente con tono coinvolgente e inclusivo, «tra zampe, vibrisse, piume, squame, elitre, fauci di fuoco», come scrive il poeta Alfredo Rienzi nella sua postfazione al volume.
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