Numero 788 · ottobre 2026 AccediAbbonarsi
Il mistero della morte. Un approccio fenomenologico e psicologico
Saggistica · LettereSc 729

Il mistero della morte. Un approccio fenomenologico e psicologico

di Massimo Bettetini

novembre 2021

Da quando è entrata nel mondo, la morte è grande mistero. Ha sempre fatto paura perché indica un limite, un valico insuperabile e invincibile. Per questo l’uomo di sempre guarda alla morte con un interrogativo che sfida la resistenza umana. Da qui possono derivare atteggiamenti apparentemente contrastanti nei confronti del fine vita: paura, disprezzo, vendetta, abbandono fiducioso, disperazione, speranza, o tutti insieme in un alternarsi continuo. Se Francesco la chiama «sorella» è anche perché gli interrogativi che ci pone la morte possono far scoprire (o riscoprire) il senso della vita.

In quelle che personalmente ritengo le sue due opere principali, Logoterapia e analisi esistenziale e Teoria e terapia delle nevrosi, Frankl, fondatore della terza scuola di psicoterapia viennese, spiega bene come l’approssimarsi consapevole della morte possa aiutare a recuperare il senso dell’intera vita, con quelli che definisce valori di atteggiamento. Quando l’ineluttabile bussa alla porta, quando una malattia incurabile avanza inesorabile, quello che ho fatto, quello che sono stato, si erge in piedi e resta, non va perduto, resta per chi se ne sta andando e per chi rimane. Si attua così un valore che trascende le circostanze e i limiti dell’umana natura. Allo stesso modo, accompagnare una persona cara alla morte pone interrogativi di senso anche ai famigliari e amici; quel che è stato o stata, quel che si è fatto insieme, quel che si sarebbe potuto fare, ma non si è fatto, sono tutti elementi cui è possibile rispondere solo in una dinamica necessariamente di senso, con un atteggiamento, appunto, trascendente. Attraverso la morte, l’Io torna a rivolgersi a un Tu che, a seconda della filosofia di vita del soggetto, può trascendere in senso verticale, Dio, o in senso orizzontale, gli altri, o in entrambe le direzioni.

Negazione per paura

Queste sono possibilità, ma la psiche umana non è così semplice e sono innumerevoli gli stimoli che può ricevere, dall’esterno e dall’interno, a influenzare la chiave di lettura degli ultimi momenti. Innanzitutto il suo vissuto interiore, con possibili sensi di colpa, di inutilità, di frustrazione. Poi il tessuto sociale e culturale in cui si è immersi.

Il seguito è riservato agli abbonati

Studi cattolici per intero: 11 numeri l’anno, l’archivio online e il 20% su tutti i libri Ares. Abbonamento da 80 € l’anno, 29 € sotto i 26 anni.

Questo articolo prosegue nel fascicolo. Con l’abbonamento si legge per intero, insieme a tutti gli altri di Studi cattolici.