Numero 788 · ottobre 2026 AccediAbbonarsi
Il Medioevo di Pound

Il Medioevo di Pound

di Roberta Capelli

ottobre 2022 · Quaderno: Nella ghianda di luce

In queste pagine Roberta Capelli approfondisce la passione di Ezra Pound per il Medioevo, una predilezione nata fin dalla giovinezza (1904-1905) all’Hamilton College (Clinton, N.Y.) e che si concretizzò nello studio dei trovatori provenzali, che furono il «motore del suo sperimentalismo e il punto di arrivo della sua poetica». Roberta Capelli insegna Filologia romanza all’Università di Trento. Ha dedicato numerosi studi alla produzione allegorica medievale. Un filone importante delle sue ricerche verte sulla ricezione del Medioevo nei secoli successivi, in particolare nell’opera di Ezra Pound. Ha fondato e dirige la collana «Medievalismi» di Studi storico-letterari, filologici e culturali per le Edizioni dell’Orso. Tra i suoi libri, Carte provenzali. Ezra Pound e la cultura trobadorica (1905-1915) (Carocci, Roma 2013). In foto: Madrid, Real Biblioteca di San Lorenzo de El Escorial. Ms J.b.2, Códice de los músicos (XIII sec.), Cantiga 170.

Ezra Pound nasce, intellettualmente, e resta per tutta la sua vita un medievista, uno studioso del Medioevo formatosi all’università sui testi delle origini e sotto la guida di accademici riconosciuti a livello internazionale, su tutti William Pierce Shepard, romanista statunitense, specialista della letteratura in lingua d’oc e d’oïl, e ispiratore della passione poundiana per i trovatori sin dai tempi dell’Hamilton College. Da qui, nella primavera del 1905, il giovane studente scrive ai genitori la propria soddisfazione per i corsi che sta seguendo: Old Spanish (il Cantar de Mio Cid), Old French (le chansons de geste), Old Provençal (i Trovatori), Old English (Chaucer), e Beowulf, Dante, Villon… Tutto ciò che è “vecchio”, più ancora che antico (anche se i Classics, latino e greco, li conosce bene), attira Pound verso quell’epoca che l’Ottocento aveva definito l’infanzia dei popoli, culla di una rinascente società ispirata dalla tradizione pagana ma permeata di cristianesimo, creatrice di nuovi modelli culturali e nuovi miti: figlio del tardo romanticismo e dell’estetismo fin de siècle, erede del pensiero (post)hegeliano e dell’immaginario vittoriano e pre-raffaellita, Pound non è né un sognatore di mondi passati e valori perduti, né un ideologo del progresso futuribile; egli è anzitutto ‒ per formazione e per convinzione radicata nell’arco della sua longeva e poliedrica attività artistica ‒ un filologo, nel senso più insigne e ampio che il titolo aveva allora, nel momento cioè di maggior sviluppo e autorevolezza della disciplina principe nel campo degli studi storico-critici e linguistico-comparativi, rappresentata da personalità eminenti che affollano la biblioteca scientifica e sentimentale di Pound: Gustav Gröber, Carl Appel, Ramón Menéndez Pidal, Gaston Paris, Alfred Jeanroy, Henri J. Chaytor, Giulio Bertoni (autori studiati all’università, usati nella sua brevissima esperienza di insegnamento al Wabash College di Crawfordsville, compulsati per la stesura del suo compendio saggistico The Spirit of Romance); Ugo Angelo Canello e René Lavaud (editori letti, riletti e glossati del trovatore-simbolo delle sue sperimentazioni traduttive), Emil Levy (incontrato a Friburgo, nel 1911, per una consulenza etimologica), Vincenzo Crescini (romanista dell’università di Padova con il quale corrisponde nel 1925), Domenico De Robertis e Gianfranco Contini (l’uno recensore clemente, l’altro spietato dei suoi lavori cavalcantiani). Il Medioevo di Pound, dunque, è ‒ in tutte le sue metamorfosi artistiche e ideologiche ‒ un Medioevo reale, fatto di fonti che, solo una volta conosciute e capite, possono essere rielaborate e adattate alle esigenze della sensibilità contemporanea; o, meglio, possono essere attualizzate, rese cioè attuali attraverso la selezione di quelle costanti culturali, di quei “vettori di significato” universali che, condensati nella forma sintetica e iconica del simbolo, possono garantire la sopravvivenza della tradizione nell’innovazione, sono la reminiscenza del passato che attua nel presente le condizioni per il suo stesso perfezionamento e superamento. Avanguardista modernista ‒ capofila vitalistico dell’Imagismo, del Vorticismo e poi, con la maturità, sempre più solitario e criptico profeta dell’Ideogramma ‒ Pound è comunque un tradizionalista, senza però essere conservatore, come fu invece l’amico T. S. Eliot.

Le sue immagini, concetti puri senza orpelli descrittivi; i suoi vortici, grappoli di idee ed emozioni filtrate nella loro essenza primaria; i suoi ideogrammi, gemme verbo-visive che condensano e illuminano il valore metatemporale della parola poetica, sono come stazioni di un cammino di conoscenza che continua, anche secondo percorsi non rettilinei e ramificati, nella consapevolezza che «la tradizione è una bellezza che noi preserviamo e non catene fatte per legarci»* (dal saggio The Tradition, pubblicato sulla rivista Poetry del gennaio 1914). Il Medioevo è uno snodo di civiltà e di cultura, collegato con il prima e con il dopo, nella durata di un’eternité vivante (per citare l’introduzione alla metafisica di Henri Bergson, non ignota a Pound), della quale siamo depositari attivi. Il poeta filologo degli anni Dieci del Novecento, che ricostruisce il passato, serve al poeta intellettuale degli anni Venti per selezionare quella tradizione ancora vitale che servirà da base al poeta epico degli anni Trenta (e oltre), osservatore, protagonista e narratore dell’attualità.

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