Numero 788 · ottobre 2026 AccediAbbonarsi
Il diritto alla felicità. Dall'attivo al passivo
Filosofia · Idee e storiaSc 724

Il diritto alla felicità. Dall'attivo al passivo

di Emanuele Samek Lodovici

giugno 2021

(C.C.) Il 5 maggio 1981 moriva Emanuele Samek Lodovici, per i postumi di un incidente stradale. Aveva 38 anni e aveva appena vinto la cattedra di Filosofia morale. Emanuele era una colonna di questa rivista e, per me, un amico fraterno con il quale ero in una sintonia culturale che, dopo di lui, non ho più ritrovato in nessun altro. La sua intelligenza, la sua voracità intellettuale (aveva letto tutti i libri, anche in tedesco, lingua che dominava), la brillantezza del suo humor (inventava irresistibili «proverbi africani»), il suo indomito coraggio gli avevano meritato apprezzamenti da grandi intellettuali come Augusto Del Noce, Vittorio Mathieu, Cornelio Fabro, Eugenio Corti, Marta Sordi. La moglie Giusy, simbiotica compagna di vita, ha allevato i due figlioletti, Giacomo – ora docente di filosofia nell’Università Cattolica – e Isabella – magistrato come lo zio Renato, fratello maggiore di Emanuele, giudice integerrimo, figura di riferimento nel Tribunale di Milano, deceduto a 82 anni il 28 maggio scorso.
Il sito www.emanuelesameklodovici.it riporta la biografia e la bibliografia scientifica e giornalistica di Emanuele. Nel 2015 l’Ares ha pubblicato un volume di studi in suo onore, a cura di Gabriele De Anna. Qui offriamo la trascrizione (finora inedita) di una conferenza pronunciata da Emanuele il 9 maggio 1980 davanti a un pubblico prevalentemente giovane (il suo talento didattico affascinava gli allievi), rispettando l’immediatezza del parlato. Grazie a Giacomo Samek di averla conservata fra gli inediti di suo padre.

Il titolo che ho dato a questa conferenza è volutamente ambiguo per quella dose di ambiguità racchiusa nel termine «felicità». Perché se c’è una cosa che è difficile da definire è proprio la felicità. Chi oggi, per esempio, non sente parlare di molte «felicità»? E chi non sente parlare anche di «diritto alla felicità», di «diritto alla qualità della vita», «diritto all’autorealizzazione di sé»? O di diritto a quelle che oggi si chiamano le «tre S»: sesso, soldi, salute?

Per quanto mi sarà possibile, cercherò di far vedere che questa richiesta di felicità non è casuale. Nasce con una data precisa e ha un marchio ben individuabile.

Ma esiste ancora una difficoltà nel parlare della felicità perché è facile fare la scoperta di cui parla Charles Peguy, la scoperta degli uomini che hanno superato i 40 anni: nessuno è mai stato felice, nessuno è mai felice e nessuno sarà mai felice.

Il seguito è riservato agli abbonati

Studi cattolici per intero: 11 numeri l’anno, l’archivio online e il 20% su tutti i libri Ares. Abbonamento da 80 € l’anno, 29 € sotto i 26 anni.

Questo articolo prosegue nel fascicolo. Con l’abbonamento si legge per intero, insieme a tutti gli altri di Studi cattolici.