Il chiostro del Bramante e le Sibille di Raffaello di Costantino D’Orazio
di Michele Dolz
febbraio 2022
Angoli nascosti
Costantino D’Orazio, Il chiostro del Bramante e le Sibille di Raffaello, S, Milano 2021, pp. 80, euro 15.
Uno dei luoghi più belli di Roma – se è possibile stillare classifiche – è la chiesa di Santa Maria della Pace con l’annesso monastero e chiostro. Posta in un incrocio di stretti vicoli nei pressi di Piazza Navona, ammalia il visitatore con la sorprendente grazia di forme maestose in dimensioni modeste. L’interno pieno di capolavori, il chiostro ben noto come opera del Bramante, pongono tante domande troppo succintamente trattate nelle guide. Ora ci viene in aiuto questo libro di D’Orazio che non è una guida, è come una visita in compagnia di uno storico dell’arte. C’era in questo luogo fin dal XII secolo una cappella dedicata a Sant’Andrea, nel cui atrio era venerata una Madonna che nel 1480, colpita da un sasso scagliato da un soldato, sanguinò. In seguito, Sisto IV cambiò nome alla chiesa dedicandola a Santa Maria della Virtù e commissionò i lavori per la ricostruzione in dimensioni più ampie. Papa Alessandro VII Chigi, dopo la peste del 1656, affidò a Pietro da Cortona il ripensamento della facciata e dello spazio antistante. Era questo, come i vicoli, molto angusto e bastava un incrocio di carrozze a bloccarlo. Si abbatterono così alcuni fabbricati, si fece lo stupefacente portico e si raccordarono gli edifici ai lati. Risultato, una piazzetta originale d’incantevole armonia. Nel ricchissimo interno prevalgono le Sibille di Raffaello, che decorano la cappella Chigi. A commissionare l’affresco a Raffaello fu il banchiere senese Agostino Chigi, uno degli uomini più ricchi d’Europa, che aveva acquistato la cappella. Era il 1512 e non si dimentichi che Michelangelo aveva finito la volta della Sistina proprio in quell’anno. Se potenti Sibille del Buonarroti dovettero sollevare nel giovane urbinate un qualche senso di sfida, che molti ritengono vinta da lui. In uno spazio assai ridotto, Raffaello ha dipinto quattro Sibille in mezzo ad angeli e putti, e quel che in Michelangelo era robustezza qui è delicatezza, quel che là era colore luminoso qui è sfumato. Volti e panneggi, gesti e luci sono di una grazia ancora inalterata. Nell’edificio annesso alla chiesa si trova il chiostro del Bramante, primo lavoro romano dell’architetto venuto a Roma dopo il crollo del ducato milanese. Committente fu nel 1500 il colto cardinale napoletano Oliviero Carafa e Bramante mise in atto tutta la sapienza rinascimentale per ottenere un ambiente di perfetta armonia, in due piani, tutto fondato sul modulo quadrato. È uno di quei casi in cui l’equilibrio è così naturale da riuscire perfino a nascondersi.





