Il carisma dell'Opus Dei negli scritti del fondatore san Josemaría Escrivá
novembre 2021
L’Opus Dei è un’istituzione che, in quasi cento anni di esistenza, si è diffusa in più di novanta Paesi e conta ora migliaia di fedeli e cooperatori. Abbiamo quindi a che fare con un fenomeno pastorale di notevole ricchezza che suscita un logico interesse.
Sulla sua realtà teologica, spirituale, pastorale e giuridica sono già stati pubblicati numerosi studi, fra i quali si possono ricordare: P. Rodríguez – F. Ocáriz – J.L. Illanes, L’Opus Dei nella Chiesa, Piemme, Casale Monferrato 1993, e, con maggior attenzione agli aspetti istituzionali, il ponderoso volume di A. de Fuenmayor – V. Gómez-Iglesias – J.L. Illanes, L’itinerario giuridico dell’Opus Dei. Storia e difesa di un carisma, Giuffrè, Milano 1991.
Il saggio del prof. Aranda
Il prof. Antonio Aranda, emerito di Teologia dogmatica presso la Facoltà di Teologia dell’Università di Navarra, ha recentemente pubblicato una ricerca sulla realtà teologica e pastorale dell’Opus Dei a partire dai testi fondazionali (El hecho teológico y pastoral del Opus Dei. Una indagación en las fuentes fundacionales, Eunsa, Pamplona 2020, pp. 370, euro 25,53). Uno studio che ha il merito di rivolgere l’attenzione ai testi fondazionali, ossia ai numerosi scritti del fondatore san Josemaría Escrivá, nei quali quest’ultimo ha tratteggiato con forza le caratteristiche specifiche del messaggio che Dio gli affidò fin dal 2 ottobre 1928. Una breve sintesi di quel messaggio è stata così formulata dallo stesso Fondatore: «Siamo venuti a dire con l’umiltà di chi si sa peccatore e poca cosa – “homo peccator sum” (Lc 5, 8) diciamo con Pietro –, ma con la fede di chi si lascia guidare per mano da Dio, che la santità non è cosa per privilegiati, che il Signore chiama tutti, che da tutti attende Amore: da tutti, dovunque si trovino; da tutti, qualunque sia il loro stato, la loro professione o il loro mestiere. Perché la vita comune, ordinaria, non appariscente, può essere mezzo di santità» (Lettera 1, n. 2).
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