Dai tempi di Roma fino al XVII secolo, quando la moneta cartacea (nelle sue varie forme) tende a diventare importante, la storia della moneta mostra un’interrotta serie di adulterazioni o di continue riduzioni del suo contenuto metallico col corrispondente aumento dei prezzi di tutti i beni.
Il sistema monetario europeo
Invece, durante l’operatività del Sistema monetario aureo classico (1870-1914), il valore della moneta bancaria ha fluttuato, ma ha complessivamente conservato il suo potere d’acquisto. In questo sistema una Banca privilegiata (di azionisti privati):
1) emetteva in regime di monopolio biglietti convertibili in oro; 2) forniva fondi e prestiti di ultima istanza alle banche private, che emettevano moneta bancaria (saldi a vista).
In tale àmbito, il metallo giallo degli Stati aderenti poteva aumentare (esportazioni > importazioni = aumento di oro e della circolazione monetaria) o diminuire (esportazioni < importazioni = diminuzione di oro e della circolazione monetaria). In caso di diminuzione dell’oro (per deficit commerciale), la conseguente contrazione del credito interno creava disoccupazione. Uno studio sugli effetti del sistema aureo rileva che nel 1879 negli Stati Uniti un paniere di beni del costo di cento dollari si sarebbe potuto ugualmente comprare allo stesso prezzo nel 1914. Dopo la nazionalizzazione della moneta, e la conseguente nascita della Federal Reserve (Fed – la Banca centrale statunitense, monopolio per l’emissione di moneta), ciò non è stato più possibile.
Per un paniere di beni del costo di cento dollari nel 1913, sessant’anni dopo sarebbe stato necessario pagare un prezzo otto volte maggiore (G. Selgin – W. Lastrapes – L.H. White, Has the Fed been a Failure?, in «Journal of Macroeconomics», 34 (2012), pp. 569-596).
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