Potrebbe essere molto complicato, necessiterebbe di molte leggi fisiche e molti calcoli intraprendere l’analisi di una goccia d’acqua all’interno del flusso di un torrente. O di un rubinetto, che ai fini dell’esempio è lo stesso. I lettori perdonino l’inizio brusco e il paragone forse balzano, ma provare a fotografare lo stato, le tendenze, le esperienze della cosiddetta «musica leggera» in Italia credo sia un’esperienza simile, se non ancora più difficoltosa.
Le cause della crisi
Innanzitutto, il contesto: un mondo che fa della velocità dell’informazione il nuovo dio – o meglio, idolo – e in cui si fatica non poco a trovare le fonti o a verificare se una notizia è vera oppure una fake news. Poi la fruizione musicale, completamente mutata nell’ultimo ventennio, in cui è scomparso il concetto di «acquistare» e si è via via diffuso quello di «scaricare» o comunque ottenere gratuitamente. Il che, a ruota, ha fatto andare in crisi un intero settore, quello produttivo per l’appunto, fenomeno, questo, aiutato anche dalla tecnologia che permette – si potrebbe poi discutere su profondità e qualità – di produrre brani a casa propria, con un pc e una manciata di programmi e subito diffonderli online.
E poi gli schieramenti, followers e haters, tiktokers contro boomers, nostalgici che pensano che la musica sia finita dieci, venti o trent’anni fa e ragazzi che pensano non ci sia stato niente prima dell’ultimo rapper, e così via. Già solo un’analisi un filo più strutturata e meno frammentaria di quella qui sopra porterebbe via tutto lo spazio concessomi, ma occorre parlare di musica. E di canzoni, loro, le vere protagoniste.
Passato Sanremo, bomboletta d’ossigeno per parte della discografia e degli artisti, a un mese di distanza balza agli onori delle cronache il caso di una canzone che schizza in cima alle classifiche (non di vendita, attenzione, ma dei brani più usati su Tiktok): il brano è Il povero gabbiano, una canzone di più di trent’anni fa di Gianni Celeste, cantante catanese che canta in napoletano, annoverato fra i neomelodici. Perché perdere alcune preziose righe per un episodio che potrebbe apparire insignificante? Perché questo è il modo in cui la musica leggera si diffonde oggi in Italia (e nel mondo). Un brano – o un artista – fino al giorno prima sconosciuto o dimenticato, immediatamente viene intervistato dalle Iene, finisce in tv, diventa oggetto di video in cui cantanti famosi cantano la sua canzone, evidentemente anche loro buttandosi sul trend del momento.
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