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I cimiteri della Prima guerra mondiale. Monte Grappa, Passo Pordoi, Redipuglia e Caporetto
Storia · Idee e storiaSc 720

I cimiteri della Prima guerra mondiale. Monte Grappa, Passo Pordoi, Redipuglia e Caporetto

di Antonio Besana

febbraio 2021

Sul numero 717 di Studi cattolici (novembre 2020) abbiamo pubblicato un intenso reportage di Antonio Besana, autore per Ares di 1914. Niente di nuovo sul fronte occidentale, dedicato ai cimiteri di guerra della Seconda guerra mondiale. Pubblichiamo qui la seconda puntata dedicata ai caduti alla Prima guerra mondiale.

I caduti italiani della Seconda guerra mondiale sono sepolti nei teatri dove hanno combattuto (Balcani, Russia, Africa) e in Italia i cimiteri sono quasi tutti dedicati ai militari di altri paesi, tedeschi o alleati che hanno combattuto e sono morti sul suolo italiano. Nella Grande Guerra i soldati italiani hanno invece combattuto quasi sempre in territorio italiano. I cimiteri militari e sacrari della Prima guerra mondiale in Italia sono una cinquantina e, se si esclude il sacrario del Milite Ignoto a Roma, si trovano in Italia del nord lungo quella che è stata la linea del fronte, sebbene in alcuni casi siano anche oltre confine. Visitando questi luoghi ciò che impressiona sono i numeri: in aree spesso ristrette sono sepolti migliaia di caduti, per molti dei quali, rimasti ignoti, sono state recuperate soltanto spoglie non identificate. Le loro file di croci e lapidi ordinate, dove spesso i nemici di un tempo riposano insieme, sembrano riecheggiare l’appello che Papa Benedetto XV rivolse ai capi dei popoli belligeranti il 1° agosto 1917, chiedendo di giungere «quanto prima alla cessazione di questa lotta tremenda, la quale, ogni giorno più, apparisce inutile strage». Visitare questi luoghi facilita l’esercizio della memoria… Senza la pretesa di essere esaustivi proviamo a ricordare al lettore dove si trovano, suggerendo alcuni possibili itinerari per visitarli.

Veneto

Possiamo iniziare il nostro viaggio vicino a Treviso, non lontano dal Piave, dove nel 1917 e 1918 si svolsero le battaglie che fermarono l’offensiva nemica. Il Sacrario Militare di Fagarè della Battaglia (Tv) lungo la strada che va da Treviso ad Oderzo, si trova vicino alla riva destra del Piave, teatro della Battaglia del Solstizio, dove il letto del fiume si restringe e crea una grande ansa. Ospita i corpi di 5.191 soldati italiani riconosciuti, di un austro-ungarico e di un americano, insieme alle spoglie di 5.350 combattenti rimasti ignoti. All’interno sono custoditi alcuni frammenti di muro di due case di Fagarè passati alla storia, con le famose scritte «Tutti eroi! O il Piave o tutti accoppati!» e «Meglio vivere un giorno da leoni che cento anni da pecora». A nord di Treviso, a Giavera del Montello, c’è uno dei cinque cimiteri britannici della Prima guerra mondiale in terra italiana. Raccoglie i corpi di 417 soldati del Commonwealth morti in questa zona, teatro nel 1918 di una violenta offensiva contro il settore tenuto dagli inglesi. Poco lontano da qui ci sono altri due cimiteri, il Sacrario Militare del Montello a Nervesa della Battaglia (loc. Colesel de Zorzi) con le spoglie di 9.325 soldati italiani traslati da circa centoventi cimiteri lungo il fronte del Piave, di cui 3.226 ignoti. A circa un chilometro dall’ossario, raggiungibile attraverso un percorso contornato da cipressi, si giunge al sacello di Francesco Baracca, 34 vittorie aeree, medaglia d’oro al valor militare. Ci spostiamo sulla riva opposta del Piave, a Tezze, dove un altro cimitero britannico (356 caduti) ricorda i combattimenti del 24 ottobre 2018. Più a nord, seguendo il corso del Piave nei pressi della SS348 che porta da Treviso a Feltre si giunge al Sacrario francese di Pederobba, l’unico cimitero francese della Grande Guerra in Italia, che ospita oltre mille soldati francesi caduti nella Battaglia del Solstizio e nella Battaglia Finale del 1918. Risalendo il corso del Piave, sulla sommità del Col Maor è stato eretto mausoleo Germanico di Quero, dove in una fossa comune sono sepolti 3.465 militari austro-ungarici e tedeschi morti nelle battaglie del Monte Grappa nel 1917 e 1918. Dalla provincia di Treviso ci spostiamo in quella di Vicenza per salire al Sacrario di Cima Grappa (mt.1776) che conserva i resti mortali di 12.615 soldati, di cui 10.332 ignoti. I caduti identificati sono conservati in loculi coperti da lastre di bronzo, mentre gli ignoti sono in urne comuni. Una gradinata porta al Santuario della Madonna del Grappa, dove è conservata la statua della Madonnina mutilata da una granata nemica nel gennaio 1918, oggetto di un pellegrinaggio la prima domenica di agosto di ogni anno e della devozione degli Alpini e della popolazione locale. Visitiamo anche il Tempio Ossario di Bassano del Grappa, 5.405 salme di caduti traslati dalle diverse località teatro dei combattimenti nella zona. Di questi 236 sono stati decorati con medaglia al Valore Militare, di cui 4 d’oro. Nella cripta si trova il sarcofago di Umberto di Savoia-Aosta, deceduto di influenza Spagnola nell’ottobre del 1918 a Crespano. Ci dirigiamo verso Asiago e facciamo sosta al cimitero militare inglese di Barenthal (Vc), al confine tra veneto e trentino. Qui riposano 126 caduti del XIV Corpo della British Expeditionary Force inviati a combattere ad Asiago e Canove nel 1918. A sud di Asiago ci sono altri tre cimiteri del Commonweath, rispettivamente a Magnaboschi (183 caduti), a Granezza (1024 caduti) e a Boscon (166 caduti). Ad Asiago, sul colle del Leiten, è stato eretto un sacrario che raccoglie le salme traslate dai molti cimiteri di guerra italiani dell’altopiano dei 7 comuni. Si tratta di 54.286 caduti italiani ed austro-ungarici, di cui 33.253 ignoti. Lasciamo l’auto per una escursione sul sentiero dei 5 cimiteri tracciato dalla sezione del Cai di Asiago, che in circa un’ora e mezzo di cammino permette di unire tra loro cinque ex-cimiteri di guerra (Val Galmarara – Mosciag 1, 2 e 3 – Cimitero Brigata Sassari) oggi dismessi, ricostruiti con il recupero delle lapidi e dei monumenti originari. Nel dirigerci verso il Trentino facciamo rotta verso Schio e saliamo all’Ossario del Pasubio a Pian delle Fugazze (1.217 mt), una torre-faro di pietra che contiene le salme di 70 decorati al valor militare ed i resti di 5.146 soldati italiani e 40 austriaci, e che al suo interno ospita il Museo della Prima Armata.

Trentino Alto – Adige

Percorreremo un lungo anello risalendo la Valle dell’Adige verso nord. Con una deviazione sulla destra raggiungiamo il comune di Lavarone, dove a 1.280 metri di quota troviamo il cimitero di Slaghenaufi, costruito vicino a un ospedale austro-ungarico affidato ai Cavalieri di Malta, dove le croci di legno segnano le sepolture di 748 caduti sul fronte degli Altipiani tra il 1916 ed il 1918. Scesi nuovamente nella Valle dell’Adige arriviamo a Ora (Tn). Qui un piccolo cimitero accoglie i resti di 953 soldati, di cui 129 ignoti. Sul terreno in lieve salita le sepolture sono contrassegnate da una croce di porfido che riportano i nomi di quattro caduti. Un’altra deviazione ci porta a sconfinare in Lombardia: torniamo indietro fino a Mezzocorona, saliamo in Val di Non giungiamo al Passo del Tonale (mt. 1831) dove entriamo in Val Camonica (comune di Ponte di Legno, provincia di Brescia) per visitare il sacrario dei caduti dell’Adamello che custodisce i resti di oltre 900 soldati, 50 dei quali ignoti. Percorrendo a ritroso la Val di Non attraverso il Passo della Mendola scendiamo a valle. A Bolzano il cimitero militare ospita le salme di caduti in diversi conflitti dal 1848 al 1945, e in quello di Merano 1.528 salme dei caduti della Prima guerra mondiale sono insieme ai resti di 1058 soldati tedeschi caduti nella Seconda. In Val Venosta, a circa due chilometri a nord di Malles vicino al paese di Burgusio troviamo il Sacrario Militare di Passo Resia con i resti di 312 caduti di cui 9 ignoti, provenienti dai cimiteri militari dismessi di 10 località dell’alta Val d’Adige. Nella direzione opposta possiamo salire fino al Passo dello Stelvio e scendere sul versante lombardo lungo la Valle del Braulio, dove a quota 2.320 mt. Si trova il Sacrario Militare dello Stelvio. Ha l’aspetto di un arco di trionfo romano e contiene le salme di 64 caduti italiani provenienti dai dismessi cimiteri di guerra di Spondigna (Val Venosta) e da quello di San Ranieri.

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