Hölderlin & Guardini, elogio degli spiriti inquieti
marzo 2021
Romano Guardini (1885-1968) ha indagato a lungo il poeta tedesco Friedrich Hölderlin (1770-1843), a cui ha dedicato due celebri saggi: Hölderlin. Immagine del mondo e religiosità (Morcelliana 1995) e Hölderlin e il paesaggio (Morcelliana 2006). In questo articolo Antonio Agostini esplora i legami tra queste due anime «felicemente inquiete».
Negli ultimi anni del XVIII secolo la Germania ospitò le più grandi menti del futuro panorama romantico. Principio di tale movimento culturale sarebbe stato Goethe, padre dello Sturm und Drung ed esponente di spicco, assieme a Schiller, del Neoclassicismo. Tuttavia, il movimento romantico si distaccherà, seppur non immediatamente, dalle basi poste da Goethe, per divenire totalmente indipendente e originale rispetto a qualsiasi altro tipo di pensiero, specie se si pensa a quello precedente, l’Illuminismo, complice anche l’avvento della Rivoluzione Francese e le successive gesta di Napoleone; basti pensare al Romanticismo con accezione politica che vedrà prima in Foscolo e poi in Manzoni due esponenti di spicco nella nostra Penisola. Bisogna subito sfatare un mito: il Romanticismo non fu il trionfo del solo sentimento. Quest’ultimo è certo necessario, tuttavia, è solo un tassello dell’elemento ultimo: la ragione, intesa però non per fini razionali, ma metafisici, capaci di trascendere la realtà; un ponte etereo costruito dall’uomo per arrivare a Dio.
Il primo pensiero romantico fu intriso di teologia, così come del credo e della simbologia cristiana; sottrarre al Romantik tale ideologia significa privarlo della sua vena necessaria, fondamentale. Certo, dopo i primi anni la purezza del movimento si sarebbe persa, con la nascita di diversi Romanticismi o, addirittura, Anti-romanticismi.
Hölderlin che rileggiamo grazie agli occhi di Romano Guardini risale al primo movimento, sebbene egli non si riconoscerà mai tale appartenenza.
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