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Guardare dall'alto come Pauline Jaricot
Piazza San Pietro · Fede e ChiesaSc 739

Guardare dall'alto come Pauline Jaricot

di Aldo Maria Valli

settembre 2022

Comunicare la bellezza, la grazia, la forza dell’amore di Dio, toccando il cuore degli spettatori e rivolgendosi specialmente ai giovani. È l’obiettivo dello short film promosso dalle Pontificie opere missionarie dedicato a Pauline Jaricot (1799-1862), fondatrice dell’Opera della propagazione della fede e del Rosario vivente, proclamata beata a Lione, la sua città, nello scorso maggio. Guardare dall’alto (così si intitola il film curato e realizzato dall’Agenzia Fides) è stato proiettato in anteprima alla Pontificia Università Urbaniana, alla presenza dell’arcivescovo Giampietro Dal Toso, presidente delle Pontificie opere missionarie, e di Nataša Govekar, responsabile della direzione teologico-pastorale del Dicastero vaticano per la comunicazione.

«L’uomo diventa ciò che contempla, alimentando la sua immaginazione spirituale che ha un potere trasformante», ha detto Govekar durante la presentazione. «E mentre contempliamo la vita santa di Pauline Jaricot, la grazia divina dipinge in noi qualche tratto della vita di Cristo». La pellicola, diretta da Massimo Ilardo, affronta la sfida di come riuscire a parlare della santità oggi, evitando la strada della vecchia agiografia. La risposta è una narrazione segnata dallo sguardo tenero e profondo della protagonista, Claire, una giovane francese di oggi. Nel corso dei suoi studi e grazie a un viaggio turistico, la ragazza si imbatte nella figura di una ricca imprenditrice di Lione che desta la sua curiosità e la coinvolge in un percorso che diventa un pellegrinaggio interiore.

«Nel cortometraggio», spiega Massimo Ilardo, «lo spettatore è chiamato ad addentrarsi in un dedalo di silenzi interiori, giochi di sguardi e inquadrature con carattere poetico ed evocativo. Si può avere l’impressione di smarrirsi, ma improvvisamente si afferra tutto il senso», perché «si percepisce quello che non è detto e che non si è visto». Un po’ come raccontare «quell’essenziale che è invisibile agli occhi», secondo la definizione del Piccolo Principe di Antoine de Saint-Exupéry, anche lui lionese come Pauline Jaricot.

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