Numero 788 · ottobre 2026 AccediAbbonarsi
Copertina del numero di Studi cattolici

Gli organismi scolastici ereditati dal Sessantotto

di Claudio Mereghetti

aprile 2021

Bisogna riconoscere che il Sessantotto almeno una battaglia l’ha vinta: l’introduzione a metà degli anni Settanta della democrazia nella scuola. Se sia stato un bene o un male credo sia molto complicato dirlo, ma certamente l’approvazione dei decreti delegati è stata una vera rivoluzione. Ha trasformato il luogo per antonomasia caratterizzato dalla divisione gerarchica dei compiti – ispettori, direttori, insegnanti, studenti, amministrativi, collaboratori scolastici – nel luogo della partecipazione, cioè per dirla con il grande Giorgio Gaber nel luogo della «libertà»: «Al fine di realizzare, nel rispetto degli ordinamenti della scuola dello Stato e delle competenze e delle responsabilità proprie del personale ispettivo, direttivo e docente, la partecipazione della gestione della scuola dando ad essa il carattere di una comunità che interagisce con la più vasta comunità sociale e civica, sono istituiti, a livello di circolo, di istituto, distrettuale, provinciale e nazionale, gli organi collegiali di cui agli articoli successivi».

Con l’art. 1 del DPR 416, il 31 maggio 1974 la scuola diveniva una comunità, la comunità scolastica, dotata di organi collegiali, circoli didattici e istituti scolastici, consigli di interclasse e di classe, collegio dei docenti, consiglio di circolo o istituto e giunta, consiglio di disciplina degli alunni, per limitarsi agli organi collegiali a livello di singola istituzione scolastica. Di quella rivoluzione oggi restano in funzione i consigli di classe/interclasse e i consigli di istituto. La giunta (esecutiva) ormai conserva la funzione di preparare i lavori del collegio. Non esistono più i distretti, ai provveditorati si sono sostituiti gli ambiti territoriali, a livello provinciale il consiglio è stato sostituito da una quasi invisibile consulta provinciale. Si può concludere che quella rivoluzione o è fallita (anche nel merito) o è stata pensata in funzione di obiettivi diversi da quelli che la scuola dovrebbe avere in quanto istituzione.

Come i Borg di «Star Trek»?

Tralasciando il Collegio dei Docenti, pachidermica riunione finalizzata a prendere decisioni didattiche, ma nella realtà sentita più come obbligo professionale che come luogo della discussione e dell’approfondimento di scelte pedagogiche, e a volte confusa con un momento per difendere diritti sindacali, vale la pena di soffermarsi sugli organismi che ancora hanno una qualche rilevanza decisionale, il consiglio di classe (progettazione didattica e valutazione degli alunni) e consiglio di istituto (approvazione dei documenti strategici ed economici). Se volessimo paragonare il consiglio di classe a qualche forma vivente (almeno nel mondo della fantascienza), potremmo richiamare i Borg, noti agli appassionati di Star Trek. I Borg sono una popolazione molto interessante: si tratta di esseri in tutto simili agli umani che includono nella propria anatomia componenti cibernetiche che permettono loro di potenziare capacità fisiche e mentali, in una dimensione che esclude la volontà individuale a favore di quella collettiva. Insomma, pensieri e decisioni nei Borg nascono in quello che loro chiamano «alveare», all’interno del quale c’è una regina Borg dominante.

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