Anche basandosi sulla propria esperienza personale, Arrigo Cavallina, fondatore dei “Proletari armati comunisti”, che ha trascorso circa dodici anni in carcere, dove è stato tra i promotori del movimento di dissociazione politica dal terrorismo, assume come esempio concreto l’attività dell’associazione “La Fraternità” di Verona e spiega l’importanza del volontariato sia all’interno del carcere, affiancando il personale professionale nel progetto di “rieducazione” e di assistenza alle esigenze dei detenuti, sia “all’esterno”, nella società, così da agevolare il loro progressivo reinserimento in essa e la “riparazione” della ferita da essi inferta alla comunità. A tal fine è fondamentale parlare dei temi della giustizia penale, soprattutto nelle scuole, sia per educare alla legalità sia per dissolvere i pregiudizi sui detenuti, mostrando che spesso il cambiamento è possibile e riesce. Il senso stesso della pena, conclude Cavallina, sta nel costruire le condizioni dello scambio tra dentro e fuori il carcere, ne
l ritorno alla società esterna, specialmente attraverso le misure alternative alla detenzione, perché le statistiche su quanti tornano a commettere reati rivelano che ciò accade in misura altissima solo se l’intervento penale non si è limitato alla segregazione. Con Cesare Cavalleri, suo vecchio professore di Ragioneria, Cavallina ha scritto Il terrorista & il professore. Lettere dagli Anni di piombo & oltre (Ares, Milano 2021, pp. 344, euro 16), mentre sul suo periodo in carcere ha scritto La piccola tenda d’azzurro (Ares, Milano 2005, pp. 336, euro 15), foto.
Quando nel 1968 un frate francescano, venuto a conoscenza di storie di detenuti condannati all’ergastolo per gravi delitti, ha fondato a Verona l’associazione “La Fraternità”, sembrava già un enorme passo avanti poter incontrare queste persone irrimediabilmente escluse e incoraggiarle comunicando loro che, qualunque fosse la colpa, non per questo avevano perso la dignità umana né l’amore di Dio manifestato nell’essere nostri fratelli, né la possibilità di rivedere il proprio passato per ricostruire un senso al presente e al futuro, qualunque fossero le condizioni di vita.
Non mancano esempi straordinari di questa trasformazione, anche in circostanze e con persone per cui si sarebbe detto impossibile. Tanto che a fondamento dell’impegno dell’associazione sta l’evidenza, arriverei a dire scientifica, che il cambiamento, certo non garantito, è però sempre possibile, così come non c’è persona assolutamente priva di coscienza.
Impegno dentro e fuori dal carcere
Ma l’amore non può restare un enunciato, deve incarnarsi, e non ha altri modi che le nostre stesse azioni.
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