Numero 788 · ottobre 2026 AccediAbbonarsi
Maria Valtorta disegna (EMV, cap. 169) la geografia del Discorso della montagna. In realtà, il “discorso” non è stato pronunciato in un solo giorno ma in sette, nel marzo dell’anno 32, da domenica 2 a sabato 8. Da destra a sinistra: Lago di…
Maria Valtorta disegna (EMV, cap. 169) la geografia del Discorso della montagna. In realtà, il “discorso” non è stato pronunciato in un solo giorno ma in sette, nel marzo dell’anno 32, da domenica 2 a sabato 8. Da destra a sinistra: Lago di…
Mistica · Fede e ChiesaSc 761-762

Gesù rideva? Sì, secondo Maria Valtorta

di Emilio Matricciani

luglio/agosto 2024

Gesù rideva? Sì, secondo Maria Valtorta

Maria Valtorta (Caserta 1897-Viareggio 1961) è stata una mistica e scrittrice, autrice del monumentale Evangelio come mi è stato rivelato, un’opera in dieci volumi che narra la vicenda terrena di Gesù. Nell’Evangelio, la descrizione di paesaggi, ambienti, persone, eventi e dialoghi possiede la vividezza di una rappresentazione. Il prof. Emilio Matricciani porta il lettore nel vivo del testo valtortiano, con particolare riferimento ai momenti in cui Gesù rideva. Matricciani si è occupato anche dell’analisi scientifica degli scritti di Maria Valtorta di cui ha studiato le osservazioni meteorologiche e la matematica dei suoi testi, dove ha individuato, mediante lo studio del linguaggio profondo, le differenze tra i personaggi che animano i suoi scritti.

Sull’argomento sono stati versati fiumi di inchiostro [1]. La tesi secondo cui Gesù non ha mai riso è presente da sempre nella storia del Cristianesimo. Molti Padri della Chiesa condannavano il riso in quanto tale e l’iconografia su Gesù, anche odierna, è chiarissima, basta entrare in una qualsiasi chiesa: Gesù è sempre molto serio, non sorride mai, né tantomeno ride. È vero che in alcuni passi dei Vangeli si intuisce che in certe circostanze Gesù abbia riso, e che sia stato anche ironico [2], ma non vi si accenna mai in modo esplicito.

Secondo i padri della Chiesa Gesù non rideva, non poteva ridere. Se lo avesse fatto avrebbe cancellato la differenza e la specificità della religione da lui fondata con le altre. Il suo volto era sempre severo, come quello che ha rappresentato Pasolini nel film il Vangelo secondo Matteo: un Gesù mai felice, mai gioioso, mai con il riso che gli esseri umani esprimono in certi momenti.

Questo atteggiamento si ritrova nella vita di molti santi e di preti virtuosi che detestavano scherzi e risate, o li consideravano persino peccati che un sant’uomo doveva evitare. Giovanni Crisostomo, vescovo di Costantinopoli (IV secolo), fu il primo a sottolineare il fatto che Gesù non rideva mai. Ai suoi tempi, i capi della Chiesa, i monaci e gli eremiti condividevano l’opinione che la risata sfidava la virtù e portava alla disattenzione. Passato un secolo, nella Regola di San Benedetto si leggeva: «Lo stolto nel ridere alza la voce».

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