Giovan Carlo Doria nel 1621 aveva quarantacinque anni, era stempiato, portava i baffi lunghi e un pizzetto a mosca e aveva uno sguardo buono e profondo. Ai vertici della scala sociale, ricchissimo e in stretto rapporto con la monarchia spagnola, era amante delle arti, collezionista insaziabile, mecenate. Nel sontuoso palazzo, il più spazioso delle recenti costruzioni di Strada Nuova, aveva centinaia di quadri, una sessantina solo di Giulio Cesare Procaccini. Acquistava dipinti voracemente e la sua dimora era frequentata dai migliori artisti: ospitò Pieter Paul Rubens, Simon Vouet, Antoon van Dyck… Tutti gli fecero il ritratto; il più imponente quello di Rubens, che nel 1606 lo raffigura a cavallo in posa eroica, quando il ritratto equestre era riservato per tradizione ai monarchi.
1550: nasce la Strada Nuova
Nel palazzo, ora conosciuto come Palazzo Tursi perché il Doria era duca di Tursi, ospitò anche il pittore Giovanni Battista Paggi, che tornava da un lungo esilio a Firenze ed era stato allievo di Luca Cambiaso. Con il patrocinio di Giovan Carlo, egli aprì nel palazzo una scuola di disegno dove i giovani artisti genovesi potessero studiare e confrontarsi.
Questi sono i nomi che in quel primo Seicento fecero di Genova la capitale italiana della pittura. A essi si aggiunse subito Orazio Gentileschi. Si confrontano, così, in armonia, il linguaggio fiammingo, quello romano di matrice caravaggesca e quello lombardo.
Ma non furono i soli artisti né il Doria fu l’unico promotore. Genova, o almeno la sua oligarchia, era ricca e si stava facendo il trucco per la prima volta. Il 17 marzo 1550 è la data di nascita della Strada Nuova, voluta dai governanti «dell’eccelsa Repubblica di Genova» in un’area che poteva ospitare «molti edifici bellissimi, il che recherà non solo utilità ma anche bellezza alla città». Le famiglie più potenti fecero a gara nell’innalzare palazzi straordinari. Erano finiti nel 1588. Giorgio Vasari scrisse: «Molti affermano in niuna altra città d’Italia trovarsi una strada più di questa magnifica e grande, né più ripiena di ricchissimi palazzi». Oggi è patrimonio dell’umanità e buona parte delle dimore sono diventate musei.
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