Così come il documento di Abu Dhabi1, anche l’enciclica Fratelli tutti oltrepassa il pur ampio e problematico àmbito del dialogo interreligioso per inoltrarsi in ben più ampie regioni della nostra comune e paradossale unica origine in quanto esseri umani. Riprende princìpi che appartengono anche a un’etica laica, espressasi già nella Dichiarazione Universale dei diritti dell’uomo del 1948 o, ancor prima, in quella dell’uomo e del cittadino del 1789 (comunque fatta «en présence et sous les auspices de l’Être Suprême», per quanto si trattasse di un «teismo» ben lontano dalle tradizioni religiose classiche), sottolineando anzitutto i princìpi della libertà e dell’uguaglianza, i più difficili da sempre da garantire e ancor oggi facilmente fraintendibili e strumentalizzabili2.
Nel caso della libertà, è cosa assai comune che qualcuno consideri che ce n’è fin troppa, mentre ad altri sembra non essere mai sufficiente, fino a perorare una sorta di generale deregulation.
L’uguaglianza, poi, tanto legata all’economia e alla parità delle opportunità, benché retoricamente invocata, si sta rivelando assai fragile pure nell’Occidente vittima dalla crisi economica e dalla pandemia, dove crescono le sperequazioni. Se, poi, di libertà e uguaglianza si parla anche per tutelare interi gruppi etnici, linguistici o religiosi, non è raro che ciò sia ritenuto una minaccia se non un attacco a Stati e Nazioni che si vogliono omogenei e temono soprattutto rivendicazioni di autonomia, se non di indipendenza, di interi territori… In Europa i casi più recenti e noti sono quelli della Catalogna e della Scozia, ma nel Vicino e Medio Oriente la questione kurda o la spaccatura fra sunniti e sciiti hanno invece una storia plurisecolare ed effetti assai più drammatici; l’enciclica li richiama pur non nominandoli dettagliatamente: «La storia sta dando segni di un ritorno all’indietro. Si accendono conflitti anacronistici che si ritenevano superati, risorgono nazionalismi chiusi, esasperati, risentiti e aggressivi. In vari Paesi un’idea dell’unità del popolo e della nazione, impregnata di diverse ideologie, crea nuove forme di egoismo e di perdita del senso sociale mascherate da una presunta difesa degli interessi nazionali» (Fratelli tutti, n. 11).
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