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Paolo Zoboli, Foglie di tiglio. Vecchi versi 1985-1999
Paolo Zoboli, Foglie di tiglio. Vecchi versi 1985-1999

Foglie di tiglio. Vecchi versi 1985-1999 di Paolo Zoboli

di Silvia Venuti

aprile 2024

Paolo Zoboli, Foglie di tiglio. Vecchi versi 1985-1999, Interlinea, Novara 2023, pp. 168, € 16

La poesia di Paolo Zoboli si muove in quello spazio privilegiato d’equilibrio tra ragione e sentimento: un’armonia difficile da conquistare se non attraverso una vera evoluzione spirituale.

Il filo rosso della raccolta è riconoscibile in una testimonianza di sofferta accettazione del quotidiano, vissuto con l’adesione ai valori e agli ideali morali e spirituali della tradizione cristiana.

A livello letterario l’autore propone una scrittura che si rifà ai canoni classici esaltandone la profondità e l’eleganza. Questo recupero del passato operato attraverso il linguaggio e il perfetto equilibrio della visione poetica nasce da una naturale disposizione dell’anima e dall’appassionata dedizione agli studi degli autori greci e latini e dei poeti che nella contemporaneità vi hanno fatto riferimento: un invito ai lettori a partecipare a una sorta di Rinascimento letterario. I versi sono espressione di esperienze reali e fanno sintesi di riflessioni, sentimenti ed emozioni. La natura è cornice alla vicenda umana: una natura che diventa specchio dell’anima, che accompagna e suggerisce, che può essere letta come un libro sapienziale dell’Universo.

Il tempo che trascorre rapido e trasforma le cose e le creature è il tema dominante che lega a sé il viaggio nella memoria e il ricordo di ciò che fu.

La localizzazione, degli avvenimenti narrati, impregna di concretezza i versi e invera, nello scorrere dei giorni, a volte degli istanti, pensieri e sensazioni.

I personaggi, che appaiono sullo schermo della mente, vivono di una relazione affettiva profonda con il poeta: la loro attenta descrizione è la medesima che definisce luoghi e stagioni.

Gli echi letterari che connotano questa scrittura sono molteplici e spaziano da Dante a Leopardi, a Pascoli, dai Crepuscolari a Montale, a Sbarbaro.

«[…] Malinconia più grande non conobbi / di quell’isola avvolta nella nebbia»: in Orta San Giulio, l’autore, entrando in empatia con il paesaggio, estende il presente, colto con rapidi flash, all’infinito metafisico.

Il sentimento delle cose, alimentato da sottili e delicate emozioni, penetra nei testi: nebbia, pioggia, alberi, giardini, vicoli, case antiche sono motivi ricorrenti, immersi in una dolente e sospesa atmosfera crepuscolare; essi fondono con i ricordi percezioni di solitudine e di perdita.

Nella V sezione ritratti di borghi e cittadine si dispiegano con un lessico raffinato dopo eleganti incipit musicali: «Portofino, dolce ti so nell’alto / promontorio: dove le piante e il cielo / copron di silenzio il tormento antico / dolce è il ricordo […]».

La sezione “Versi tiglietesi” fa da centro a tutta la raccolta perché ne riassume le caratteristiche per il tributo alla poesia classica in terzine e misurate rime come pure per la tematica naturalistica e la ricerca del tempo passato: «Qui son pini e castagni, qui una fonte / freschissima zampilla in mezzo ai sassi / dalle segrete viscere del monte: / io vorrei che lontana dai fracassi / del mondo al solo scorrere dei giorni / la vita qui con me tu consumassi».

“Foglie di tiglio” è, del resto, il titolo della raccolta. «Il tiglio, che ingialliva nei tramonti / ai primi freddi dell’autunno, intorno / coprì di foglie il suolo, sui miei monti […]».

Forte è il rimpianto dei giorni della giovinezza quando i sogni hanno la forza del mattino: «Ricordi, Gigi, i giorni impossibili / che correvamo come due folgori / sui motorini per Tiglieto, […]».

La natura accoglie nel suo grembo esperienze esaltanti di suoni, profumi, colori, sapori; il mare, i boschi, i colli e le valli appaiono ora mutati al cuore: solo con il conforto delle muse «davan tornare a quelle altezze ardenti».

Lo sguardo attento offre incisive immagini che spezzano il ritmo dei versi: «[…] Sbatte un’imposta contro la facciata / d’una casa, dà un tonfo – poi rimbalza. / E subito m’agghiaccia dietro, m’alza / il bavero una gelida folata».

I luoghi amati, sono corona alle rime ispirate dal Ticino, dalla sua riva lombarda: «[…] Oh fuggito è quel tempo come l’onda / tua purissima e chiara […]».

I testi riservati agli amici e ai familiari pongono in risalto momenti occasionali, spazi temporali, aneddoti di cui il poeta vive intensa la memoria.

Nell’ultima sezione dedicata alle figlie, Maria e Lucia, l’istante è fermato come in una foto d’album: «Brezza notturna: / e le cicale hanno ceduto ai grilli. / Maria disegna al tavolo di legno / e Lucia fa un ritratto alla sua mamma. / Rinfresca l’aria e cadono gli strilli. / Spunta la luna tra le nubi. / Adesso / siamo in po’ stanchi, è vero? / Andiamo a nanna».

Un sentimento di tenerezza nei confronti del creato e delle sue creature pervade tutta la raccolta. Una tenerezza che conforta e accompagna il lettore attraverso pagine di limpidissimi versi.