Numero 788 · ottobre 2026 AccediAbbonarsi
Cornelio Fabro alla scrivania, 1976
Cornelio Fabro alla scrivania, 1976

Filosofia della libertà

di Andrea Colombo

maggio 2025 · Quaderno: Per Cornelio Fabro

In occasione del trentennale della morte del padre stimmatino Cornelio Fabro (Flumignano, 24 agosto 1911 – Roma, 4 maggio 1995), Sc dedica un quaderno speciale al suo pensiero filosofico, tra i più innovativi e profondi del Novecento. Curatore e autore dell’approfondimento è Andrea Colombo, giornalista e scrittore. Per Ares Colombo ha pubblicato Il Dio di Ezra Pound. Cattolicesimo & religioni del mistero (2011, pp. 168, euro 14). Nel primo contributo, Colombo si occupa del delicato tema della filosofia della libertà di Fabro. Segue poi il contributo di Danilo Castellano, già preside della facoltà di Giurisprudenza dell’Università di Udine, che ripercorre le battaglie culturali del pensatore. Quindi la professoressa suor Rosa Goglia, che fu allieva e collaboratrice del filosofo friulano, delinea il suggestivo itinerario teoretico ispirato dalle opere di san Tommaso d’Aquino e Kierkegaard. Padre Gianluca Trombini, curatore dell’opera omnia di Fabro per l’Editrice del Verbo Incarnato, ripercorre infine le principali tappe del suo pensiero, attualizzandolo e fornendo spunti di approfondimento. Il quaderno è arricchito da alcuni aforismi inediti, tratti dalle lezioni universitarie del tomista stimmatino, che verranno prossimamente pubblicate dall’Editrice del Verbo Incarnato e da un estratto del suo Testamento spirituale.

Quando, da studente di filosofia alle prime armi alla fine degli anni Ottanta del secolo scorso, mi recavo nella parrocchia romana degli Stimmatini in via Guido Reni per incontrare padre Fabro, dovevo vincere la mia naturale timidezza e un malcelato stato di soggezione di fronte a un anziano saggio che consideravo un gigante del pensiero cattolico contemporaneo. In realtà, mi trovavo di fronte a un piccolo prete, vestito tutto di nero ma senza clergyman né talare, ed era difficile intravvedere il colore dei suoi occhi dietro le lenti spesse degli occhiali. Nel suo studio, dove incombeva un’immensa libreria, in un ambiente scuro e raccolto adiacente la chiesa, cercavo di apprendere il più possibile e di cogliere un gesto, una parola, un segno che mi facesse percepire la profondità del suo amore per la sapienza.

Cornelio Fabro alla scrivania, 1976

Cornelio Fabro alla scrivania a Santa Croce, 1976

Mi colpiva il fatto che tanto era duro, intransigente, rigoroso con i suoi pari grado, i professoroni e i teologi che non temeva di criticare, quanto era, da buon sacerdote, dolce e affabile con gli umili e i piccoli che frequentavano la parrocchia. Ricordo in particolare come una bambina, che doveva prepararsi per la prima Comunione, si avvicinasse con naturalezza a padre Fabro, che, da parte sua, come un nonno buono, la confortava con parole di incoraggiamento per il grande passo che la piccola avrebbe compiuto da lì a poco, nel ricevere per la prima volta Gesù sotto le vesti dell’ostia consacrata.

Da parte mia, del pensiero di Fabro mi attraeva tutto: la sua capacità di attualizzare san Tommaso d’Aquino, scoprendone gli elementi neoplatonici e persino parmenidei, confrontandolo con grandi come Hegel e Heidegger, l’analisi lucida dell’ateismo come piaga tremenda della modernità, la riscoperta di Kierkegaard in una chiave nuova, integralmente cristiana e lontana dalle interpretazioni esistenzialiste allora in voga, e soprattutto la sua filosofia della libertà.

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