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Eutanasia & lotta al dolore

Eutanasia & lotta al dolore

di Paola Binetti

luglio/agosto 2022

Paola Binetti, senatrice Udc e professore ordinario di Storia della medicina e Scienze umane nell’Università “Campus Bio-Medico di Roma”, esamina il ddl sulla “Morte volontaria medicalmente assistita”, approvato alla Camera e attualmente in discussione in Senato, inquadrandolo nella «traiettoria che, da oltre dieci anni, una certa classe politico-culturale sta percorrendo con tenacia e determinazione per introdurre in Italia l’eutanasia» (nella foto, Marco Cappato, promotore della campagna “Eutanasia legale” ed esponente del Partito radicale, rappresentante significativo di detta classe politico-culturale). Se, infatti, la legge 38/2010 sulle “Disposizioni per garantire l’accesso alle cure palliative e alla terapia del dolore”, peraltro scarsamente finanziata negli anni condizionandone in negativo l’efficacia, era tutta costruita intorno alla relazione di cura del paziente in un’alleanza con il medico sempre più profonda che coinvolgeva anche i suoi famigliari al fine di promuovere la dignità e l’autonomia della persona malata, la legge 219/2017 sulle “Norme in materia di consenso informato e di disposizioni anticipate di trattamento” e il ddl in discussione insistono esclusivamente sul principio di autodeterminazione del paziente, senza tenere conto dei profondi condizionamenti interiori, dettati dal dolore e dalla sofferenza, ed esteriori, il timore di essere di peso e il rischio dell’abbandono e della solitudine, a cui la volontà del malato è sottoposta.

Per intervenire consapevolmente nell’attuale dibattito sulla “Morte volontaria medicalmente assistita” occorre identificare la traiettoria che, da oltre dieci anni, una certa classe politico-culturale sta percorrendo con tenacia e determinazione per introdurre in Italia l’eutanasia nelle sue molteplici forme. L’attuale disegno di legge, infatti, è stato preceduto nel 2010 dalla legge 38 sulle “Disposizioni per garantire l’accesso alle cure palliative e alla terapia del dolore” e nel 2017 dalla legge 219 sulle “Norme in materia di consenso informato e di disposizioni anticipate di trattamento”.

La legge 38 aveva questo obiettivo specifico: «È tutelato e garantito l’accesso alle cure palliative e alla terapia del dolore da parte del malato […] nell’àmbito dei livelli essenziali di assistenza […] al fine di assicurare il rispetto della dignità e dell’autonomia della persona umana, il bisogno di salute, l’equità nell’accesso all’assistenza, la qualità delle cure e la loro appropriatezza riguardo alle specifiche esigenze». In particolare, la legge prevedeva che le strutture sanitarie che erogavano cure palliative e terapia del dolore assicurassero un programma di cura individuale per il malato e per la sua famiglia, nel rispetto di alcuni princìpi fondamentali:

– tutelare la dignità e l’autonomia del malato, senza alcuna discriminazione;

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