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Europa & Islàm. Alcune contraddizioni del processo di integrazione
Interreligioni · Fede e ChiesaSc 739

Europa & Islàm. Alcune contraddizioni del processo di integrazione

di Roberto Rapaccini

settembre 2022

Nell’Europa attuale nuclei di musulmani sempre più consistenti maturano la convinzione di considerare l’Occidente il definitivo teatro della loro esistenza. Per questo nei Paesi europei continuano a emergere segnali che manifestano una malcelata preoccupazione nei confronti dell’islàm, che viene generalmente ritenuto per errore una monade indifferenziata1 che minaccia l’identità nazionale.

In materia di flussi migratori, in Europa la demagogia politica è rigidamente polarizzata su princìpi simmetricamente antitetici: quello dell’accoglienza generalizzata si oppone a quello del respingimento indiscriminato. Queste posizioni strumentalizzano le possibili derive conseguenti ai due atteggiamenti, rendendo difficili approcci costruttivi che possano conciliare i princìpi di una civile solidarietà con le questioni di sovraffollamento e di criminalità indotta2.

Etnocentrismo & tradizioni

Il dibattito politico sull’integrazione degli islamici nei Paesi europei spesso si esaurisce in affermazioni di facciata da spendere per fini elettorali. Solo rinunciando ad alimentare l’enfasi populista di un facile buonismo o all’opposto respingendo quella a effetto di un’inconsistente intransigenza, le problematiche connesse alla convivenza multirazziale in Europa potrebbero essere affrontate seriamente.

L’immigrazione – che favorisce l’arrivo di musulmani – è considerata un pericolo e non una risorsa. In piena globalizzazione spesso viene auspicato il ripristino delle frontiere, mentre le differenze sono evidenziate esclusivamente in termini negativi. La conoscenza dell’altro, soprattutto se di cultura islamica, si focalizza avendo il pregiudizio come parametro di riferimento.

La consapevolezza di molti musulmani di essere cittadini “europei” è recente: negli anni Sessanta e in tempi precedenti gli immigrati arabi tendevano a vivere con disagio la loro diversità culturale e religiosa nel contesto europeo allora rigidamente etnocentrico.

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