
Eugenio Corti & la "quercia di Dio"
di Luigi Negri
marzo 2021
Le parole di Eugenio Corti sono scolpite ancora oggi nel mio cuore. Ricordarlo, quest’anno che ricorrono i cent’anni della nascita, è per me molto più che una circostanza formale. Non è neanche con intento agiografico o storico che voglio soffermarmi sulla sua figura. Vorrei piuttosto richiamare alcune parole che nella persona e negli scritti di Eugenio hanno trovato e trovano un posto privilegiato e possono costituire, anche per chi non lo ha mai incontrato, un aiuto fondamentale a vivere autenticamente da uomini.
La prima parola è la parola fede. Eugenio Corti è certamente stato un uomo di fede e in lui la fede è sempre stata la fede di un popolo: una fede personale proprio perché vissuta in una realtà di popolo che mangia, beve, dorme, vive e muore non più per sé stesso ma per Cristo, morto e risorto per noi. È, infatti, il popolo cristiano il vero e principale soggetto del suo narrare. Ritengo che l’attualità di Corti sia proprio da vedere nel modo in cui egli ha presentato la fede come un’esperienza assolutamente pertinente alla vita dell’uomo di oggi e, quindi, al senso profondo della sua umanità. Rendere implicito il riferimento alla fede, con la presunzione di salvarne al limite la purezza, è un’illusione irrealistica e riduttiva. La fede non si salva riducendola a misura puramente umana o cercando di individuarne i nessi con le problematiche umane. La fede risulta in tutta la sua straordinaria eccezionalità ponendola, oggi come tanti secoli fa, come l’unica possibilità di vera comprensione dell’uomo e della società. Noi abbiamo bisogno di una cosa sola: che la fede cattolica sia coraggiosamente proclamata di fronte al mondo e sia proclamata, con inesorabilità, come l’unica possibilità di salvezza per l’uomo e per l’intera società. Corti è stato indubbiamente maestro in questo, nella sua vita come nelle sue opere.
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