Numero 788 · ottobre 2026 AccediAbbonarsi
Tra inediti di Eugenio Corti. Corsa verso la 37esima edizione

Tra inediti di Eugenio Corti. Corsa verso la 37esima edizione

di Elena Rondena

marzo 2026

Lo scorso 4 febbraio 2026, a 12 anni dalla morte di Eugenio Corti, è uscita la trentasettesima edizione del suo romanzo storico: Il cavallo rosso. Tale traguardo editoriale avvalora pienamente quanto il critico letterario Sébastien Lapaque scriveva sul quotidiano Le Figarò, appena si era diffusa la notizia del suo decesso: «È uno dei sommi scrittori di oggi, uno dei più grandi, forse il più grande». Ma queste parole, poste ora sulla quarta di copertina della nuova ed elegante edizione del romanzo, in fondo non sono differenti da quelle del suo primo e unico editore, Cesare Cavalleri, scritte nell’estate del 1983, appena terminata la lettura del secondo tomo, Il cavallo livido: «Un grande, un grandissimo romanzo, Eugenio mio! Avevi ragione in tutto: andava pubblicato così com’è, senza tagli, senza cambiare una virgola […]. Se qualcuno ci darà una mano diventerà il caso letterario dell’anno e in ogni caso – quello che più conta – tu hai dato un contributo decisivo non solo alla letteratura, ma alla storia e anche alla fede» (Lettera a Corti, 11 luglio 1983, Archivio Ares). Il direttore della casa editrice Ares è stato alquanto profetico perché Il cavallo rosso è senza ombra di dubbio un caso letterario perché, pur non essendo stato accolto dalla critica tout court e avendo dovuto affrontare numerosi ostacoli, è riuscito a diventare un longseller.

Il merito di questo successo dobbiamo imputarlo, soprattutto, a Corti stesso, non solo per la sua bravura come scrittore, ma anche per la passione, la tenacia, la responsabilità con la quale ha seguito la pubblicazione del romanzo, la sua ricezione e la sua promozione in Italia e all’estero.

Sebbene egli si sia preoccupato anche della diffusione delle altre sue opere, attraverso preziosi inediti, rimasti ancora a casa Corti per volontà della sua amata moglie Vanda Di Marsciano, si constata che si è speso in modo eccezionale per far conoscere il suo romanzo. Questo suo desiderio non era mosso da un fine legato alla fama o al denaro, ma dalla volontà di tener viva la promessa fatta alla Madonna durante la notte di Natale del 1942, quella di diventare lo scrittore del Regno di Dio, se fosse uscito dalla sacca nella quale erano accerchiati i soldati italiani durante la ritirata di Russia.

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