Ero un blasfemo, un persecutore e un violento. Biografia di Paolo di Gianfranco Ravasi
marzo 2025
Gianfranco Ravasi, Ero un blasfemo, un persecutore e un violento. Biografia di Paolo, Raffaello Cortina Editore, Milano 2024, pp. 208, € 19.
Con Ero un blasfemo, un persecutore e un violento. Biografia di Paolo, Gianfranco Ravasi realizza un’opera complementare alla sua precedente Biografia di Gesù, creando un percorso coerente e unitario che approfondisce le figure chiave della fede cristiana. Pubblicato nella collana “Scienza e Idee” fondata da Giulio Giorello, il volume si distingue – da molti altri testi dedicati all’Apostolo – per l’approccio colto e multidisciplinare che intreccia storia, teologia, filosofia e cultura per raccontare l’eccezionale figura di Paolo di Tarso. È proprio la formidabile erudizione e sensibilità dell’autore a rendere questo libro così poliedrico, capace di dialogare con una molteplicità di prospettive e di appassionare un pubblico eterogeneo.
Suddiviso in otto capitoli, il libro accompagna il lettore in un viaggio che intreccia geografia, pensiero e spiritualità, seguendo la straordinaria avventura dell’Apostolo delle genti, partendo dalla sua folgorante conversione sulla via di Damasco fino al cuore pulsante dell’Impero romano.
Ravasi dipinge Paolo come uomo di confine, capace di unire e superare tre grandi tradizioni culturali: l’ebraismo, il mondo greco e la romanità. Le supera producendo una sintesi unica e irripetibile. E alla fine, questi tre elementi originari che gli scorrono nelle vene, non solo influenzano la sua visione di ciò che poi diventerà il cristianesimo, ma plasmano anche il suo stile personale, soprattutto nel vocabolario innovativo che emerge dalle lettere che scrive ai fratelli in Cristo sparsi per il mondo. Paolo manipola il greco con creatività, attribuendo significati inediti a termini come pnéuma (spirito) o dikaiosýne (giustizia), e creando verbi che esprimono la profonda simbiosi tra il fedele e Cristo. Nella sua creazione verbale, lavora, affina, torce le parole con la maestria di un fabbro nella sua officina, plasmandole e modellandole con audacia e creatività, fino a conferirgli significati nuovi e sorprendenti.
Se ha ragione Ludwig Wittgenstein quando scrive che «i limiti del mio linguaggio significano i limiti del mio mondo», allora è chiaro che la trasformazione del vocabolario di Paolo produce inevitabilmente una rivoluzione nel suo mondo, che si trasferirà ben presto anche in campo teologico e sociale. In tal senso, ad esempio, Ravasi sottolinea come l’Apostolo abbia trasformato la concezione del rapporto tra uomo e donna, e come abbia messo in discussione istituzioni consolidate quali la schiavitù. Le sue parole ai Galati – «Non c’è giudeo né greco, né schiavo né libero, non c’è maschio né femmina» – rappresentano un manifesto di uguaglianza e cosmopolitismo che sfida le convenzioni del tempo e interpellano l’uomo di ogni epoca. Nel parlare in questo modo, infatti, egli anticipa un cristianesimo che viene definito transfrontaliero, interculturale, interclassista e persino intersessuale, capace di parlare a chiunque ancora oggi.
Ma da queste pagine emerge inoltre che la grandezza di Paolo non si limita alla sua azione missionaria, perché l’Apostolo è anche un raffinato pensatore e un poeta. Come viene giustamente ricordato, molti filosofi contemporanei, da Derrida a Badiou, hanno riletto le sue epistole in chiave filosofica, talvolta persino con interpretazioni materialistiche o neomarxiste. I suoi testi sono malleabili, inesauribili, dicono oltre ogni possibilità di dire. Ma qui la questione sarebbe troppo complessa, e per questo soprassiedo deviando il discorso verso il bellissimo quadro che Ravasi ci regala quando arricchisce la narrazione con numerosi riferimenti alla letteratura, all’arte e al cinema, evocando autori come Caravaggio e Testori, registi del calibro di Tarkovskij e Rossellini, fino al progetto mai realizzato di Pier Paolo Pasolini, che immaginava un Paolo immerso nella contemporaneità, a New York o Parigi, come simbolo di una Chiesa autentica e radicale.
Il volume si rivela inoltre di particolare interesse, perché l’autore non si limita a raccontare i tratti più noti dell’Apostolo, ma esplora anche le sue contraddizioni e le sue sfide personali. Tra le righe emerge un uomo complesso e sfaccettato, capace di entusiasmare e dividere, un «enfant terrible» del cristianesimo, per dirla con Marguerat.
Fra i molti aspetti da segnalare, ve n’è un altro a me molto caro, e che rappresenta forse il cuore pulsante del volume. Mi sto riferendo alla sezione in cui si parla della straordinaria potenza poetica delle lettere paoline. Testi vivaci e schietti in cui teologia e lirismo si intrecciano in modo indissolubile.
Infine, se mai sia possibile scrivere la parola fine quando si parla di un libro così denso, con Ero un blasfemo, un persecutore e un violento l’autore non solo ci accompagna alla scoperta di Paolo Apostolo delle genti, ma lo fa scendere dal piedistallo agiografico per renderlo una figura viva e attuale, capace di parlare anche al nostro presente secolarizzato. Attraverso un racconto colto e appassionato, Ravasi ci invita a rivivere l’avventura umana e spirituale di uno dei più grandi protagonisti della storia del cristianesimo.





