Elezioni europee, che cosa c'è veramente in gioco?
gennaio 2024
Elezioni europee, che cosa c’è veramente in gioco?
Anche i molteplici esercizi di prefigurare, all’aprirsi di un nuovo anno, i possibili eventi principali e il suo immaginabile decorso stanno diventando una consuetudine a cui motivatamente sottrarsi. Assai più della quasi mai perfetta prevedibilità degli accadimenti e degli intendimenti umani («le cose future sono tanto fallaci e sottoposte a tanti accidenti, che il più delle volte coloro ancora che sono bene savi se ne ingannano», così già ammoniva Francesco Guicciardini), è una specie di pesante stanchezza collettiva e individuale, o la crescente sensazione d’impotenza di fronte a fatti tragici e inaspettati, a svuotare d’interesse l’antica pratica d’inizio anno. E a far sembrare corollari risibili le tenui o più fondate speranze e il pur cauto ottimismo di maniera, da cui una tale consuetudine era di solito accompagnata.
Sempre meno desiderosi di conoscere quello che – con maggiore o minore probabilità – potrà accadere in tempi brevi, siamo anche sempre più indifferenti e talvolta insofferenti nei confronti di qualsiasi richiamo a un futuro la cui indeterminatezza si infrange sull’unica certezza che quasi ogni cosa del mondo sarà, o dovrà essere, del tutto diversa da com’è adesso.
Il grande storico Fernand Braudel, alla metà del secolo scorso, ricordava che gli avvenimenti «attraversano la storia come bagliori brevi; appena nati, già ritornano nella notte e spesso nell’oblio». Pur quando destinati anch’essi a rivelarsi brevi o brevissimi, i bagliori di questa nostra età rendono più oscuri o lividi, anziché rischiarare o rendere meno indistinguibili, gli orizzonti del mondo.
Sfuggire la logica del caos
Persino la ricerca e lo studio delle tendenze di trasformazione più profonde, che solitamente anticipano il senso degli avvenimenti e di cui questi ultimi sono talvolta segnali eloquenti, sembrano dover sottostare all’ipoteca della provvisorietà, al dominio del caso. Ossia di quella “fortuna”, che «nelle cose umane» – per richiamare di nuovo Guicciardini – «ha grandissima potestà, perché si vede che a ognora ricevono grandissimi moti da accidenti fortuiti, e che non è in potestà degli uomini né a prevedergli né a schifargli».
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