A dispetto della profonda e paralizzante crisi dem; a dispetto della fame correntizia di «poltrone» che ha provocato la «vergogna» e le improvvise dimissioni del segretario Nicola Zingaretti; a dispetto della coalizione con Lega e Forza Italia a sostegno del governo Draghi, ampia e insieme fragile, Enrico Letta è arrivato in un soffio alla guida PD. Senza concorrenti e logorroiche discussioni, con un suffragio pressoché unanime. «Io ci sono». Perché la rapida e benaccolta disponibilità? Motivazione ineccepibile, anzi desueta. «Per amore della democrazia e passione per i valori democratici». Parole della domenica di altre stagioni: pochi sono i leader credibili che possono permettersele adesso. Il cammino di Letta verso un centrosinistra nuovo, «largo e plurale», non sarà rose e fiori. Anche per la sua radicalità «progressista». Quantomai difficile l’annunciata lotta al trasformismo avendo alleata la variopinta ciurma 5ST «riorganizzata» (mmh) da Giuseppe Conte. Mentre grava la pandemia CovID e cresce la povertà assoluta, Beppe Grillo che si propone come segretario del PD è una tragedia, mica una gag.
◙ Da mesi, certe decisioni erano veramente indilazionabili. Anche gl’indifferenti le giudicavano improrogabili. Ieri sono state reputate, ancora una volta, indifferibili. A breve, sicuro sicuro, resteranno ineluttabili. Subentra poi qualche dubbio: ora sono praticabili? Alla fine, rinvio con voto «unanime e lungimirante» a data da destinarsi.
◙ ogni volta che Matteo Renzi sermoneggia in video, telespettatori un tantinello birbanti avvertono un vuoto: il mondo, da armi e anni, attende invano una storia completa dell’umanità in chiave umoristica. ◙ Tweet urgente per il governatore campano vincenzo De Luca, affezionato al lanciafiamme: «Jamme jà». Bigliettino augurale in bella calligrafia a Zingaretti invaghito del Campidoglio: «Non arragginire». Dedica apposta a un libro-regalo per Matteo Salvini: «Anche nella frittata vanno rispettati i diritti dell’uovo». Raccomandazione circolare agli impiegati statali neo-assunti: «Evitare lentezze senza cadere in frettezze». Nelle polemiche ripescare dal latino il grazioso invidulus, invidiosetto un po’ maligno. Molto spendibile.
◙ Non rubare. Leggendo tiritere di qualsivoglia colore, capita d’immaginare una sorta di settimo comandamento-bis. Testo da raffinare: «Le pretese che la democrazia, i diritti civili, l’impegno sociale e perfino il buonsenso siano “esclusiva” di questa o quella area politica equivale a un clamoroso furto».
◙ Triplette. Nitriti, attriti, detriti. Tutto compreso, compresso, compromesso. Posture, sinecure, imposture. Allerta, dare un segnale, alé alé. Pensiero unico, solitudine, pensierino. Dire, ridire, irridere. Masse, masserie, massonerie. Cinque stelle, sei scintille, sette padelle. Prescindere, scindere, scendere. Reazioni a catena, catenelle, catenaccio. Scioccati, scocciati, cocci. Casta, pistaaa, bastaa. Zuppa, zuffa, uffa.
◙ Quando l’illustre oratore arriva alle strette, vicinissimo al momento in cui non saprà che cosa raccontare, si affaccia un classico della retorica dilazionista: «Stiamo attraversando un periodo di transizione». Più tardi, in privato, domandategli qual minuto, anno, secolo della vicenda umana, per una ragione o per l’altra, non sia stato di transizione.
◙ Sulla poveretta grandina di tutto. Frontalmente, da entrambi i lati; dal basso come dall’alto. Benvenuto allora l’Elogio della giustizia, scritto da Nicolò Lipari per coloro che non si occupano professionalmente di diritto, pur avendone interesse e cultura. In un centinaio di pagine, Lipari analizza e scavalca luoghi comuni, ambiguità, conflitti. Pseudo-garantisti, giustizialisti ultrà, noiosi formalisti... Quasi una summa di quarant’anni abbondanti di cattedra (Diritto privato) alle Università di Bari e Roma. Encomio di quale giustizia? Delle regole-valore, dei paradigmi condivisi, del principio di ragionevolezza... Nel libro (editore Il Mulino) non si trovano le solite citazioni, ma vissuti rompicapo. Metti questo di Jeremy Bentham: «Quando il giudice ardisce di arrogarsi il potere di interpretare le leggi, vale a dire di sostituire la sua volontà a quella del legislatore, l’arbitrio è dappertutto, nessuno può prevedere il corno che prenderà il suo capriccio».






