Esplorando il passato. Destinazione Celldömölk | Lettera dall’Ungheria
di Nicola Lecca
febbraio 2026
Come tutti i treni regionali ungheresi, anche quello per Celldömölk è una memoria vivente del passato. I vagoni traballano sui binari incerti e la variazione di prezzo della tratta è stata scritta a mano su un tagliando prestampato, dove un colpo di penna ha cancellato l’ormai obsoleta tariffa prestampata.
A bordo, la piccola obliteratrice osserva un metodo antico ma infallibile. Ogni biglietto riporta una griglia di nove numeri racchiusi in altrettanti quadratini che, insieme, formano un quadrato di dimensioni più grandi. L’obliteratrice viene quotidianamente programmata per forare soltanto due di questi nove quadratini: per esempio il sette e il nove, l’uno e il quattro, e così via.
In questo modo il controllore potrà facilmente verificare – rinunciando alle meraviglie della modernità – se i viaggiatori a bordo del suo treno si trovino in possesso di un biglietto valido oppure no.
L’Ungheria, si capisce subito, è un Paese ricco di poesia e di tradizione: un luogo capace di preservare il passato e il suo innegabile fascino.
A discapito dell’aspra modernità, in certi piccoli paesi ungheresi la tradizione riesce ancora a regnare indisturbata.
Sole, nuvole, paesaggi silenziosi
Oggi è una giornata di sole, ma ventosa, e nuvole di terra si sollevano improvvise dagli ordinati campi di mais.
Alla stazione di Vèp il treno si ferma inutilmente. Nessuno sale. Nessuno scende. La campagna sembra non finire mai e la vastità dei suoi campi arati appare infinita. Rare sagome di alberi s’intravvedono in lontananza.
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