È la tarda serata di lunedì 2 maggio 2016. In una casa di una modesta città che conta poco più di 350mila abitanti si scrive la storia d’Inghilterra. Non è un’esagerazione. Sì, perché all’ombra della corona di sua maestà la regina Elisabetta II, e prima di lei tanti altri sovrani, il football ha sempre ricoperto un ruolo di primaria importanza. Non solo perché l’Inghilterra ha dato i natali al calcio moderno, nei college su ispirazione di quello fiorentino. Ma anche per gli avvenimenti politici che Oltremanica hanno sempre accompagnato il mondo del pallone. Episodi che, principalmente, hanno un nome e un cognome: Margaret Thatcher. L’ex primo ministro britannico è ricordata per aver deciso di prendere una lunga serie di provvedimenti, negli anni Ottanta, per contrastare la violenza negli stadi. La sua crociata contro gli hooligans aveva diviso il Paese, riportando però lo sport, e non la violenza, al centro di tutto. Sempre dalla politica, arriva un altro esempio di quanto il football sia, e questo vale ancora oggi, il pane quotidiano della popolazione inglese. «Mi piacciono gli italiani, vanno alla guerra come fosse una partita di calcio e vanno a una partita di calcio come fosse la guerra», aveva dichiarato Winston Churchill con la sua tagliente ironia. Parole che di fatto nascondono una critica al modo di fare politica (e calcio) degli italiani. Un attacco su due fronti, per rimanere in tema di guerra. Curioso, quindi, che a scrivere la più bella pagina di storia del calcio inglese, quella sera del 2 maggio 2016, fu proprio un italiano: sir Claudio Ranieri. Quell’anno a Leicester, nella regione delle Midlands Orientali, qualcosa di magico e insensato accadde.
Facciamo un piccolo passo indietro, di appena 365 giorni. La data è quella del 4 aprile del 2015. É l’inizio della favola del Leicester. Le foxes, soprannome della squadra neopromossa in Premier League, navigano in cattivissime acque: a nove giornate dal termine, la classifica parla di appena 19 punti conquistati in 29 gare. Il Leicester occupa l’ultimo posto in solitaria da oltre 4 mesi, quando a fine dicembre perse 3-2 lo scontro diretto contro il Qpr. La retrocessione sembra una pura formalità. E invece, quel 4 aprile del 2015, è l’introduzione al primo capitolo di un romanzo che il mondo deve ancora conoscere. Che gli stessi calciatori del Leicester devono ancora compiere. Dal King Power Stadium, casa delle foxes, il West Ham esce sconfitto per 2-1. La prima vittoria dopo quasi 100 giorni. Non l’unica, perché nelle successive otto partite la squadra raccoglie 19 dei 24 punti a disposizione, arrivando a toccare quota 41 in totale. Un bottino, contro ogni pronostico, che porta per la prima volta il Leicester fuori dalla zona retrocessione nella quartultima giornata di campionato. Un traguardo, la salvezza, reso matematico alla giornata numero 37, il 16 maggio 2015.
La scelta di Claudio
Mandata in stampa l’introduzione, come ogni racconto che si rispetti, la favola va raccontata nella maniera più consona, cucendola sul protagonista già annunciato. C’era una volta un uomo di quasi 64 anni, stimato e apprezzato in tutto il mondo per i suoi metodi di lavoro. Claudio Ranieri, romano di nascita ma cittadino del mondo per acclamazione, dopo le ultime esperienze in Italia alla guida di Roma e Inter (oltre alle parentesi a Monaco in Francia e in Grecia in qualità di commissario tecnico), sceglie di accettare la proposta del club inglese. Un ritorno per Ranieri, sir Claudio non a caso, che tra il 2000 e il 2004 si era seduto sulla panchina del Chelsea, regalando ai tifosi di Stamford Bridge una finale di FA Cup, una semifinale di UEFA Champions League e un secondo posto in Premier. Era il primo Chelsea di Roman Abramovič, una società che si apprestava ad aprire un grande ciclo di successi. Ma questa è un’altra storia. Quella di Ranieri al King Power Stadium inizia il 13 luglio 2015. Una scelta ambiziosa, subito ripagata. La Premier League delle foxes comincia con 3 vittorie e 3 pareggi in 6 giornate. Un ruolino di marcia da Champions League. La prima sconfitta è una vera e propria disfatta: l’Arsenal passeggia 5-2 sul prato verde del King Power Stadium. È la notte più buia del Leicester, che segna con un po’ di anticipo l’inizio dell’inverno. O forse no.
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