Passato e futuro
Maria Carolina Campone, Costantino. Il fondatore, Graphe.it, Perugia 2022, pp. 196, euro 15.
La figura di Costantino, dalla Storia ricordato come il primo imperatore cristiano, viene illustrata dalla professoressa Maria Carolina Campone nel libro Costantino – Il fondatore, edito da Graphe.it, con un accurato corredo di fonti e anche di approfondimenti su alcuni passaggi unanimemente accettati dagli storici. L’autrice descrive da subito il tessuto storico dell’impero del III secolo, indebolito dalla sua stessa estensione – che fu per secoli sogno e gloria di grandi Cesari.
La cosiddetta “crisi del III secolo” sembra ormai volgere lo sguardo al Medioevo; la fine del grande impero di Roma è vicina; i confini sono costantemente minacciati: l’esercito non è più in grado di contenere le invasioni. È lo sfondo dell’inevitabile tramonto. Le cause sono molteplici, come si sa, e attribuibili non solo a una sempre più insostenibile spesa per l’esercito, ma anche alla perdita dell’antico spirito pagano, nucleo pulsante di Roma; la tenuta dell’impero è compromessa. L’arrivo di Costantino segna certamente importanti cambiamenti; l’imperatore rivoluzionario porrà le basi per un nuovo e più forte potere:
«Come aveva fatto Augusto, anche Costantino dettò le linee di una riorganizzazione sociopolitica, assimilabile per impatto e importanza a quella del suo predecessore e, come aveva fatto lui, anch’egli mantenne in vita le cariche che componevano il cursus honorum, rinnovandone la funzionalità e conferendo loro nuovo prestigio, affinché il senato continuasse ad accrescersi anche in modo tradizionale».
Ma l’autrice indaga con trasporto anche la parte più mistica della figura di questo discusso personaggio storico: magnetiche e ricche di spunti le pagine dedicate al sogno e alle visioni di Costantino, quasi come delle ombre intorno agli avvenimenti e agli anni del suo potere. L’imperatore dilaniato dal passato e dal futuro di Roma, posto esattamente sopra il vallone del cambiamento storico, si lascia guidare da una mens divina, una voce che non può soffocare e che a lui solo si manifesta; il segno, un segno del cielo: «Il sogno notturno, in cui Cristo ordina all’imperatore di usare il segno apparso in cielo, è in Eusebio un phasma, apparizione portentosa, segno celeste di presagio».





