Numero 788 · ottobre 2026 AccediAbbonarsi
Corpo, non corpo?
Arti visive · Arti e spettacoloSc 771

Corpo, non corpo?

di Camilla Gaetano

maggio 2025

La storia dell’arte è una storia di corpi: dall’età classica con le sue figure ideali, proporzionate e armoniche, al Rinascimento con gli studi anatomici di da Vinci o Michelangelo per creare opere il più possibile aderenti al vero, fino a giungere a risultati opposti di corpi scomposti e ricomposti alla maniera di Picasso, o dalle sproporzionate misure boteriane. Per non parlare della Body art, dove il corpo, spesso dell’artista stesso, da oggetto diventa soggetto, opera d’arte esso stesso. Abbiamo avuto corpi dipinti, scolpiti, disegnati, agiti, ma, a volte, anche cancellati. È il caso di Salvatore Garau, l’artista che con Io Sono e Davanti a te ha per la prima volta scolpito due sculture immateriali, battute all’asta nel 2021 e che hanno avuto un’eco potentissima in tutto il mondo, che viveva ancora in isolamento per il lungo lock-down.

Salvatore Garau, foto di Paolo Sanna Caria

L’artista sardo torna a Milano presso lo Spazio Roseto di corso Garibaldi, 95 con la mostra CORPO non CORPO, a cura di Milo Goj e testi di Lóránd Hegyi, visitabile fino all’11 maggio 2025. Quindici tele di grande formato e due video, uno dei quali inedito, che raccontano l’unione fra il corpo della pittura e il non corpo dell’immateriale, lo spirito.

S. Garau, Architettura col corpo, 2024. Acrilico su frame da Futuri Affreschi Italiani

S. Garau, Tra il verde e l’argento il nudo appare quando vuole, 2025. Acrilico su telone PVC

In apertura un “quartetto” di dipinti: due sono frame del corto Futuri freschi d’altare (presente in mostra) che rappresentano da una parte un nudo di ispirazione quasi Cinquecentesca, dall’altra una deposizione «quale corpo è non corpo più di quello di Cristo!?», mi fa notare Garau. I due fermo immagine sono sormontati da altri due dipinti identici sui quali l’artista ha però posto una velatura d’argento che fa scomparire completamente le immagini quando la luce le colpisce «sappiamo che c’è, che esiste, ma non la vediamo. È come la nostra anima, la nostra spiritualità: non la vediamo, la sentiamo. In uno appaiono solo le gambe del Cristo, mentre nell’altro solo un segno pittorico, come a dire che la pittura può apparire, un’idea capovolta di quello che potrebbe essere il buio, ma spostandosi e guardandolo in una certa prospettiva non si vede più nulla. Così è molto forte l’idea della materia e dell’immaterialità». Questi dipinti fanno parte della serie Pale d’altare per questo e altri pianeti, mi racconta che sono nati in maniera quasi spontanea e quella che doveva essere una singola opera da realizzare in qualche ora, si è prolungata per 3 mesi, è diventata un corto e 33 tele. Garau, di cultura cattolica ma di religione buddista, non trova casuale questo numero: nel karma 33 è il numero della compassione e della guarigione attraverso le parole e le azioni. Nella cabala rappresenta invece l’energia divina e la saggezza suprema. Mentre, per il cristianesimo, 33 erano gli anni di Gesù alla sua morte in croce e alla sua resurrezione.

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