Meditare suoni
Silvia Venuti, Contemplazioni Moretti&Vitali, Bergamo 2020, pp. 111, euro 12.
«Bellezza eternità che si contempla in uno specchio. Ma voi siete l’eternità e siete lo specchio». Con questo splendido aforisma del poeta di lingua araba Kahil Gibran si apre la delicata nuova raccolta poetica della pittrice e poetessa Silvia Venuti: Contemplazioni.
Contemplazione è una parola che deriva dal verbo latino contemplor, nato dall’unione della particella cum (che indica compagnia o simultaneità) e dal termine templum, che significa spazio celeste, in particolare quell’area del cielo delineata nell’aria dall’Augure, sacerdote dell’antica Roma, con un ampio movimento del lituo, il suo scettro, per osservare in essa il volo degli uccelli, entrando così in comunicazione con gli dèi, parlando con loro, conoscendo da loro il futuro. La contemplazione, dunque, è un osservare che porta a contatto con una dimensione che va oltre quella umana, una dimensione metafisica, profonda, veritativa. Nella prima sezione, Occhi aperti, l’io lirico osserva il mondo della Terra, dipingendo le sue immagini: immagini di una Natura che canta con la luce, in cui anche solo l’ombra delle foglie svela una verità infinità. Le parole aria, acqua, luce, solco, onda, mare si intrecciano in abbracci fonici alle parole silenzio, suono, tenerezza, trasparenza, anima, sguardo.
«C’era come una festa nell’aria/ per quello straripare di luce / sulle foglie e sull’acqua».
Con la seconda sezione, Palpebre socchiuse, inizia un nuovo percorso in equilibrio tra la luce, i colori, la superficie del mondo e l’ombra, il silenzio, la meditazione, la realtà profonda, per poi approdare all’ultima sezione, Oltre lo sguardo interiore, una ricerca infinita della verità, e del senso e della bellezza dell’umano.
«Si svuotano i sogni,/ Umane proiezioni/ non lasciano corpi sul campo, è/non domandano il nostro dolore». Come nei suoi quadri, Silvia Venuti rappresenta nelle sue poesie, con una scrittura silenziosa e penetrante, una Natura viva, quasi umana, che parla, che tesse nell’aria la verità, fino a fare ascoltare, a chi la contempla, il respiro degli Angeli.





