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Tommaso d’Aquino, Commento a Isaia
Tommaso d’Aquino, Commento a Isaia

Commento a Isaia di Tommaso d’Aquino

di Matteo Andolfo

novembre 2022

Grazia & natura

Tommaso d’Aquino, Commento a Isaia, a cura di G. Barzaghi, Esd 2021, pp. 1.168, euro 49.

Si tratta della prima edizione a livello mondiale, con testo critico latino dell’edizione leonina a fronte, del primo commento di Tommaso alla Scrittura che ci sia noto, che è anche la sua prima opera teologica, risalente al periodo 1250-1253. Più che un commento, è un’esegesi del senso letterale del testo di Isaia, costellata da note preziose per l’approfondimento del suo senso spirituale o mistico. Per esempio, in una nota a Is 41, in cui il Signore promette di dissetare i miseri e i poveri, l’Aquinate, richiamandosi a vari passi biblici, elenca le possibili figure ideali espresse dall’immagine dell’acqua, distinguendo quella delle lacrime, della purifica zione battesimale, della grazia spirituale, della sapienza divina e della letizia interiore. Nel commento a Is 55, poi, la riprende per indicare che l’insegnamento divino, al pari dell’acqua, non solo disseta l’assetato, ma risana l’infermo, purifica l’impuro, e l’associa all’immagine del latte, che è simbolo della bellezza, dolcezza e facilità di assimilazione della dottrina.

Tommaso, rileva il filosofo e teologo domenicano Giuseppe Barzaghi, che cura l’introduzione e la traduzione italiana del testo, mette a frutto In quest’opera il suo essere grande teoreta ed eccellente predicatore.

«Il vero teoreta sa rappresentare i contenuti astratti che solo lui sa vedere. [...] La vera rappresentazione» è «un esempio», che «è un condensato di realtà» (p. 9). Tale è la sintesi teologica che l’Aquinate trae da Is 45,8: «Stillate, cieli, dall’alto e le nubi facciano piovere il giusto, si apra la terra e produca il salvatore e insieme germogli la giustizia», che riferisce alla nascita di Cristo, individuando nei cieli (al plurale) il simbolo della Trinità che è principio efficiente: il Padre manda il Figlio, questi assume la natura umana, lo Spirito Santo fa concepire. La nube rappresenta il principio dispositivo: l’angelo annunciatore, i profeti e il desiderio dei giusti; la terra indica il principio ricevente: la Vergine Maria.

MARIOLINA CERIOTTI MIGLIARESE PERFETTI IMPERFETTI L’alfabeto degli affetti, pp. 184, Risposami! (Crisi & rinascita della coppia) 184, La famiglia imperfetta (Come trasformare ansie & problemi in sfide appassionanti) La coppia imperfetta (E se anche i difetti fossero un ingrediente dell’amore?), Erotica & materna (Viaggio nell’universo femminile), pp. 160, Maschi (Forza, eros, tenerezza) LA FAMIGLIA IMPERFETTA Mariolina Ceriotti Migliarese Perfetti Imperfetti pp. 184 Continua il viaggio iniziato con l’Autrice si concentra su come emozioni e affetti danno forma alle nostre relazioni, a partire dal mondo delle relazioni familiari, mai scontate, nelle quali si può imparare a fare pace con i propri limiti e a far fiorire il proprio desiderio.

, pp.L’ ALFABETO DEGLI, pp. 160, pp. 184,, pp. 144, 12. LA COPPIA IMPERFETTA EROTICA & MATERNA L’alfabeto degli affetti: qui AFFETTIRISPOSAMI! MASCHI La rugiada refrigerante, la pioggia fecondante e il germoglio che dà frutto simboleggiano Cristo, mentre il frutto è la giustizia che Cristo opera con l’azione, predica con la parola e dona con sé stesso.

«Un grande teoreta deve saper lavorare bene con la fantasia: è il materiale su cui si appoggia per elaborare i teoremi più alti e più lontani da essa; ma è anche il giardino più bello al quale si deve nuovamente affidare per rendere comprensibili questi stessi teoremi alti. La mente umana comprende attraverso immagini, perché dalle immagini prende avvio [...]; le cose sensibili e corporee portano in sé stesse una somiglianza di quelle spirituali». Perciò, «le idee si affacciano nella fantasia. E l’abilità del cogliere questo affacciarsi è tipica della analogia».

Nel contempo, «basta avere una minima consuetudine di insegnamento per riconoscere che si comprende meglio una materia dopo averla spiegata ad altri, che dopo averla semplicemente appresa. In questo modo, si dà una perfetta continuità tra lo studioso e il predicatore. La comunicazione vive di studio e lo studio è ordinato alla predicazione» (pp. 10-11). L’Aquinate stesso, in Somma Teologica, II-II 188,6, afferma: «Come l’illuminare supera l’essere semplicemente luminoso, così il trasmettere ad altri ciò che si è contemplato supera l’essere semplicemente contemplativi

Il Tommaso teoreta mostra l’abilità speculativa di sviscerare dalle immagini bibliche la profondità delle verità rivelate e l’arricchisce dell’intensità contemplativa propria della passione del predicatore, che sa mettere a frutto la densità delle immagini in modo che la memoria s’arricchisca di preziosi richiami meditativi. Per esempio, coglie gli emblemi delle anime sante nelle stelle, in quanto numerose, di gradi diversi di luminosità, splendide, visibili e ordinate; nei gigli, similmente ai quali i santi sono alti per la costanza nella tribolazione, forti d’animo, in comunione tra loro, possiedono il profumo della buona fama e da Cristo sono rivestiti di virtù e radunati per la gloria eterna; e nelle aquile: il loro volo alto e veloce rappresenta l’altezza della contemplazione dei santi e la loro prontezza nelle opere di carità; la raffinatezza d’olfatto simboleggia la vivacità dell’amore; il rinnovamento del piumaggio e il vigilare, l’impegno nella correzione continua e la sollecitudine; la maestosità della struttura fisica, la bellezza delle virtù.

Il lettore moderno può forse restare ammirato, ma anche un po’ perplesso di fronte a queste analogie tra immagini bibliche e concetti teologici, che possono apparirgli razionalmente non sempre stringenti, eccessivamente libere e fantasiose. Occorre, però, tenere presente che, come Barzaghi ha dimostrato nel saggio La maestria contagiosa. Il segreto di Tommaso d’Aquino (Esd, Bologna 2017, pp. 288, euro 18), in Tommaso v’è indiscutibilmente la dialettica rigida, la struttura logica della sua esposizione, quella sillogistica, che da due premesse trae per consequenzialità una conclusione rigorosa grazie alla mediazione del termine medio. È una visione logica e metafisica insieme: spiegare è togliere le pieghe facendole vedere, altrimenti non c’è il motivo della spiegazione, che si mostra con quella via in cui il complesso e il semplice sono insieme, l’uomo-Dio o l’Uno e i molti. Tuttavia, siccome la sacra doctrina è l’insegnamento che proviene da Dio attraverso la Rivelazione, mediato dall’“ammirabile condiscendenza” della Sapienza divina, che carica le parole umane e le realtà naturali di un significato sovrannaturale e mostra come esse possano essere il veicolo di tanti altri significati che non avremmo considerato, ci vuole anche una dialettica morbida, connessa alla logica del probabile costitutiva dell’interpretazione, il cui fulcro è la congettura, caratteristica già del pensiero teologico patristico e medievale anteriore a Tommaso: delle immagini presenti nella Bibbia si possono offrire congetture interpretative tutte probabili e appropriate (tutte vanno in qualche modo a segno), quindi non si escludono categoricamente, purché salvaguardino il contenuto materiale del Vangelo, siano supportate da fondati parallelismi scritturistici e siano conformi alle verità fondamentali della fede cristiana.